Lazio, Parolo: “Ho dovuto riformattare la testa quest’anno”

“Ho dovuto riformattare la testa e il modo di avvicinamento alla partita”. Marco Parolo si è reinventato per diventare ancora fondamentale per la Lazio: “La mia stagione è stata diversa dalle altre, non sono più un titolare. Ho capito di poter essere utile alla squadra anche in altri aspetti”, ha confessato ai microfoni di Lazio Style Radio. 

Il centrocampista biancoceleste aspetta il ritorno in campo, intanto si gode la famiglia: “In questi giorni trascorro molto tempo con loro e giocando con mio figlio per recuperare il tanto tempo perso con lui a causa di ritiri e viaggi. Siamo a casa da un paio di mesi, non vediamo l’ora di ripartire”. Manca l’adrenalina del campo: “Per noi è pane quotidiano, dalla semplice sfida in famiglia ai duelli tra noi compagni in allenamento”. 

“Ho voglia di lavorare ogni giorno”

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La Lazio si è fermata sul più bello, quando il sogno Scudetto era diventato un obiettivo concreto: “Quando si lotta per un obiettivo concreto come la vittoria di una Coppa o di un campionato, si ha dentro quel qualcosa in più rispetto a quando si gioca per il conseguimento di un obiettivo, anche se prestigioso come la qualificazione in Champions League” 

Sul gruppo: “Abbiamo giocatori di altissima qualità, negli anni scorsi segnavamo tanto, dovevamo crescere nella fase difensiva, ora lo scatto nella crescita c’è stato, non a caso vantiamo il miglior reparto arretrato della Serie A. Ho fatto fatica a regolare la forma fisica con l’impiego ridotto in campo. Ho voglia di continuare a lavorare ogni giorno, provo a dare sempre il massimo per mettere in difficoltà il mister, sono soddisfatto”, ha concluso Parolo.  

Genoa, Perin: “Juve? Impossibile rifiutare, ma qui è casa mia”

Le parole del portiere in diretta Instagram su Casa Di Marzio

Mattia Perin, protagonista a #Casa Di Marzio, dopo una parentesi alla Juventus proprietaria del suo cartellino, è tornato al Genoa e si sta anche facendo ricrescere i capelli. “Perché non posso andare dal parrucchiere. Mi alleno a casa con attrezzi e faccio esercizi per la forza specifica, alleno anche l’aerobico“. Ma oltre l’allenamento, Perin passa il tempo tra studi di storia e libri sulla rivoluzione francese. “Ha cambiato prospettive e modi di vedere il mondo moderno“. 

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Una storia rossoblù

Perin ha tantissima voglia di scendere in campo. “Sto soffrendo perché siamo in un limbo e non si sa quando si tornerà“. Per continuare quel percorso di ripresa che ha portato il Genoa al quartultimo posto, fuori dalla zona retrocessione. “Quando sono arrivato avevamo solo 11 punti e ci davano per spacciati, ma grazie alla forza del gruppo e dello staff tecnico stiamo facendo cose importanti. Se riparte il campionato ci saranno ancora parecchie partite per conquistare la salvezza ma adesso abbiamo una consapevolezza in più. Devo tanto al Genoa e quando si è creata la possibilità di tornare, non ci ho pensato due volte. Mi ha dato fiducia, avevamo bisogno l’uno dell’altro. Rimanere qui? Non si sa il futuro in questa situazione, ma è un’opportunità di cui si può discutere, questa è casa mia. Al momento non ci penso“.

Appena sceso in campo per la prima volta contro il Sassuolo, subito la fiducia dell’allenatore e la prima parata dopo soli 5 minuti. “Così abbiamo rotto il ghiaccio. Nicola il primo giorno ha detto che credeva in me, era contento del mio arrivo ma mi sarei dovuto guadagnare il posto. Dopo una settimana ha comunicato che avrei giocato. Bravo dal punto di vista tattico e psicologico. Mi ha sorpreso. Siamo un bel gruppo e il primo obbiettivo è ripartire da dove abbiamo lasciato. Da solo non posso fare niente ma se rimaniamo quelli di sempre otterremo la salvezza“.  

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La Juventus e CR7

Parola d’ordine sacrificio. “Rifiutare la Juventus sarebbe stata una follia. E’ una della più forti del mondo. Il bagaglio che ti porti via non ha prezzo, non c’è contratto che possa reggere con quello che impari. I campioni sono maniacali nella cura del loro corpo e l’allenamento che continua anche prima e dopo le sessioni. Capisci che non lo si è per caso. Ora, quest’esperienza, sarà un plus per migliorare“. Allenamento e sforzo costante, dentro e fuori dal campo. Cristiano Ronaldo ne è l’emblema. “Qualche tiro gliel’ho preso, si fermava sempre a calciare a fine allenamento. Non soltanto lui, anche Dybala, Cuadrado, Bernardeschi e altri, a fine giornata si sfidano tra di loro a calciare”.

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L’obiettivo Nazionale

“Sapevo che quest’anno sarebbe stato difficile però ci pensavo. So che c’è molta competizione ma se non credessi di poter entrare nei tre della Nazionale non avrei questi stimoli. Ogni volta che torno mi sento più forte. Giocherò le mie carte il prossimo anno. Ci punto. Come si riparte da un infortunio? Trovi la forza nell’amore che hai per il calcio, per tutta la strada che hai fatto per realizzare i tuoi sogni e per realizzarne di nuovi”. 

Torino, passi avanti per il rinnovo di De Silvestri e Ansaldi

n tempo di lockdown, l’attività del Torino non si ferma. La società di Urbano Cairo, mentre continua a relazionare sul calciomercato estero pensando a possibili acquisti per il futuro, sta lavorando in maniera decisa per rinnovare i contratti di Cristian Ansaldi e Lorenzo De Silvestri, due colonne dello spogliatoio di Moreno Longo.

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Gli esterni, entrambi in scadenza, hanno già più volte manifestato la loro intenzione di restare a Torino, e con la società era stato registrato già un forte avvicinamento prima della sospensione del campionato. Tanto forte da far ritenere a tutte le parti coinvolte che non appena la stagione potrà riprendere – o comunque ci sarà una ragionevole certezza sul suo esito – si potrà arrivare alle firme. 

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I dettagli

Sia per l’argentino, sia per l’italiano (che potrebbe fare da chioccia a Vasile Mogos), si lavora su base biennale o sul rinnovo di un anno più opzione per quello successivo. I discorsi sono bene avviati.

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Immobile pilota di F1 (virtuale) per una sera: appuntamento al GP della Cina

“Sono ancora sudato! È stato bellissimo, mi tremavano le gambe per l’emozione”. Eppure non ha segnato nessun gol Ciro Immobile. L’adrenalina è dovuta ad un’altra sua passione: quella per i videogiochi. L’attaccante della Lazio, altre ad essere uno dei più prolifici in Europa, è anche un accanito videogiocatore. 

Per sua stessa ammissione passa ore davanti al televisore per giocare a FIFA ma non disdegna nemmeno la Formula 1. Per questo il pilota Ferrari Charles Leclerc lo ha invitato al Race For The World, competizione di F1 virtuale per raccogliere fondi per l’emergenza coronavirus. 

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Immobile dopo le due prove di qualifica dei giorni scorsi gareggerà stasera a partire dalle 19 (diretta su Twitch e Facebook di Formula1.com), nel GP della Cina, nel quale gareggerà con diversi professionisti del settore e con il portiere del Real Madrid Thibaut Courtois. 

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Il pallone per ora è da parte, in attesa della ripresa di allenamenti e campionati, nel frattempo Ciro scende in pista, Mano sul volante, gambe che tremano e il via ad una competizione singolare ma elettrizzante per l’attaccante della Lazio, appassionato di sport e videogiochi. Il connubio perfetto in un momento così.  

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Roma, Mkhitaryan: “C’è voglia di ripartire, ma la sicurezza viene prima”

Le parole del centrocampista giallorosso

Giornata a casa, da trascorrare tra famiglia e allenamenti. Questa è la routine dei calciatori. Ha raccontato la sua Henrikh Mkhitaryan sui canali social della Roma: “E’ strano non poter uscire, ma spero che tutto passi presto. Stare con la famiglia è bellissimo, con noi ci sono anche mia suocera e mia madre. Erano venute per la nascita del piccolo Hamlet un mese e mezzo fa, poi sono restate”. La situazione in Armenia è leggermente differente: “Ci sono stati casi di Covid-19, ma la situazione è ancora sotto controllo e spero che si mantenga così”. 

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Sugli allenamenti da seguire: “Il club ci segue costantemente, inviandoci anche l’attrezzatura necessaria. Abbiamo un programma da seguire e stiamo lavorando duro.Visto che dentro casa non riesco a correre sto utilizzando molto la cyclette. Sappiamo bene che la situazione non tornerà alla normalità rapidamente e che avremo bisogno di ulteriori settimane di lavoro per riprendere a giocare. C’è voglia di ripartire, ma al primo posto deve esserci la sicurezza di tutti”. 

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Il tempo libero di Mkhitaryan è tutto da trascorrere su Netflix: “C’è Hamlet da seguire, poi c’è Netflix. Sto guardando un sacco di film. Già ne vedevo molti, ora ancora di più. Come lingua scelgo spesso il russo e l’inglese. Per l’italiano ancora non sono pronto, faccio fatica senza aggiungere i sottotitoli. Provo a seguire le notizie e i canali TV in italiano per migliorare il mio livello, ma per quanto riguarda i film faccio molta più fatica a capire”.

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Pogba: “Alla Juve perché Ferguson mi spezzò il cuore”

La stagione di Paul Pogba è stata a dir poco complicata. Solamente 610 minuti in campo, 8 partite, 0 gol e 2 assist. Poi un infortunio alla caviglia, prima, e al piede, in seguito, che lo hanno frenato da metà settembre in avanti. Insomma, il francese visto alla Juventus era decisamente un’altra storia. Il centrocampista dello United, ai microfoni del sito ufficiale, è tornato a parlare proprio del suo approdo a Torino. Decisivo, paradossalmente, fu Sir Alex Ferguson. 

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“Questione di contratto? Fu piuttosto una mancanza di fiducia di Ferguson – ha spiegato il classe 1993, che poi ricorda una partita in particolare – il match contro il Blackburn fu la goccia che fece traboccare il vaso. Mancavano tutti i centrocampisti, giocarono Park e Rafael in mezzo al campo e io invece non entrai. Perdemmo. Ferguson mi fece riscaldare, pensavo che sarei entrato, mi spezzò il cuore”. Lì la convinzione di dover cambiare aria per poter crescere: “Dissi ad Evra che sarei andato via, ma fu difficile. Così andai alla Juventus, senza la garanzia di essere titolare. Volevo dimostrare di essere pronto per giocare in prima squadra”.

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Da lì l’inizio di una storia che tutti conosciamo. 178 partite, 34 gol e 40 assist. Scudetti e una Champions soltanto sfiorata. Poi un trasferimento record per tornare – da campione affermato – al Manchester United. 

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Pogba: “Alla Juve perché Ferguson mi spezzò il cuore”

La Lazio, Mancini, i progetti futuri: Castroman si racconta a #CasaDiMarzio

L’esperienza in Serie A con le maglie di Lazio Udinese, poi il ritorno in Argentina e l’addio al calcio giocato. Lucas Castroman, anch’egli in quarantena in virtù dell’emergenza-Coronavirus, è tornato a parlare ai nostri microfoni. Ospite di #CasaDiMarzio, in diretta su Instagram questo pomeriggio, l’ex centrocampista – ancora legatissimo ai ricordi con la maglia biancoceleste – ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera e il suo rapporto con il mondo del pallone dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

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“In Argentina ci siamo chiusi in casa due settimane prima perché abbiamo visto quello che stava succedendo in Italia e in Spagna. La gente però non ha ancora capito la gravità della cosa, vedo troppa gente in giro, mi verrebbe voglia di urlare loro di tornare a casa. Ho sangue italiano, ho anche la cittadinanza. Vi rialzerete presto perché siete un popolo forte

“Ora ho delle attività qui in Argentina, le porto avanti da anni. Poi lavoro con mio padre, lo aiuto a vendere santini al pubblico, lavoro anche nel suo parcheggio contando le macchine che entrano ed escono. Insomma, lavori umili, non sono una persona attaccata ai soldi. In futuro potrei rientrare nel calcio, mi piacerebbe diventare presidente del Velez. Ma non ora”

“ALCUNE SCENE MI HANNO NAUSEATO: IL CALCIO NON LO SEGUO PIU'”

Non seguo più il calcio, ci sono cose che viste da dentro mi hanno fatto allontanare. Per esempio, durante una votazione per decidere il presidente del Velez, mancava un voto per l’assegnazione della carica. Alla fine però venne dichiarato il pareggio tra le parti, una cosa impossibile perché i votanti erano 73. Un evento che ha fatto molto discutere in Argentina”

“Ho una scuola calcio in Argentina, ma non giochiamo in alcuna categoria. La mentalità di qui è che se non si diventa calciatori si è fatto poco nella vita, io ai ragazzi voglio insegnare il contrario: qualsiasi lavoro faranno, dovranno impegnarsi al massimo per fare bene”

IL GOL NEL DERBY DI ROMA

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Il gol nel derby con la Lazio ha rappresentato un’emozione indescrivibile. Roma mi è entrata dentro, mi ricordo ancora qualcosa di romano ‘che stai a fa’?’, ‘che stai a di’?’. Perché me ne sono andato? Principalmente per Mancini, non andavamo d’accordo. Durante un ritiro mi lasciò a Roma con altri due o tre giocatori. Quando gli servivo però mi ha richiamato. Poco prima di una partita ero così arrabbiato che gli ho tirato la maglietta addosso e ci siamo detti un po’ di tutto. Poi sono andato nello spogliatoio a piangere: lì ho scelto di andare via”

Da Zanetti a Maldini, Totti e Del Piero: “La fascia? Portarla non è facile”

Quattro icone del calcio italiano. Quattro bandiere delle loro rispettive squadre di Serie A. Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Paolo Maldini e Javier Zanetti. Insieme tutti e quattro nella serata di Pasqua, ospiti a Casa Sky Sport. Un incontro speciale, emozionante, in un momento in cui l’Italia e il mondo sono investiti dalla pandemia da COVID-19. Inizialmente in collegamento c’erano solo i due ex capitani di Roma e Juventus, raggiunti poi dalle bandiere di Milan e Inter.

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Quattro simboli del calcio italiano uno accanto all’altro. Subito Maldini e Zanetti parlano del concetto di squadra: “Unione. E’ questa la parola chiave per vincere, ed è quello che serve nella lotta contro questo virus“. Ricordiamo che Paolo Maldini, insieme al figlio Daniel, è stato colpito dal COVID-19: “Ho capito sin da subito che avevo qualcosa che non andava. Oggi mi sono tornato ad allenare in palestra, ma dopo dieci minuti non ce la facevo più“.

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Poi sul valore della fascia da capitano tutti e quattro la pensano allo stesso modo: “Non è semplice, bisogna avere la forza di fare scelte e vivere il calcio con passione. Ci vuole rispetto, coraggio e lealtà per portarla con onore“.

Interrogato sulle strategie che adottava in campo per fermare due fuoriclasse come Totti e Del Piero, proprio Maldini ha spiegato: “Voglio tanto bene sia ad Alessandro che a Francesco, e gliene volevo già quando eravamo avversari. Tutto questo affetto però lo dovevo mettere da parte, entrandogli duro e guadagnandomi così il loro rispetto. Certo, ogni tanto ci facevamo anche qualche risata. Magari a palla lontana…”

Nella giornata in cui si celebrano i 50 anni dallo scudetto del Cagliari, un pensiero sulla figura di Gigi Riva: “Un punto di riferimento per tutti e una persona straordinaria. Ricordate il momento dello scambio del gagliardetto? Certo, tra noi c’è sempre stato grande rispetto, stima e amicizia. Una volta iniziata la partita volevamo vincere“. Infine un messaggio per tutte le persone che stanno combattendo questa epidemia: “Uniti per vincere anche questa partita“.

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Torino, contatti con Vasile Mogos

Il Torino prova a guardare al futuro. Mentre Moreno Longo pensa a come tenere attivo il gruppo anche a distanza, il ds granata Massimo Bava è al lavoro per pensare a possibili rinforzi in vista della prossima stagione. Le ultime informazioni riferiscono di contatti in corso per Vasile Mogos della Cremonese. Classe ’92, 19 presenze complessive (tra campionato e Coppa) e 2 gol, l’esterno destro di nazionalità romena potrebbe tornare in Piemonte.

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Tornare, perché è calcisticamente cresciuto nell’Asti, dove ha esordito nel 2010. Con la Cremonese, nella quale milita dal 2018, Mogos ha il contratto in scadenza nel 2021 e potrebbe non essere così difficile riuscire a convincere la società proprietaria del cartellino e il giocatore stesso al trasferimento, qualora la società di Cairo volesse accelerare.

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Il giocatore, nei piani del Torino, sarebbe un potenziale sostituto di De Silvestri, il cui contratto è in scadenza la prossima estate.

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Montero: “Juve? Zidane umile e straordinario. Davids non ti salutava se…”

“Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri come Lippi, Guidolin, Ancelotti, Capello e Prandelli. Ho rubato qualcosa da tutti, perché tutti hanno vinto qualcosa. E non poco”. Un’intervista speciale, quella di Paolo Montero ai microfoni di Sky Sport. Tra ricordi e aneddoti, passato e presente, con un capitolo dedicato anche alla Sambenedettese, squadra di Serie C in piena lotta per la qualificazione ai playoff, che guida dalla scorsa estate. Una nuova avventura per Montero, la prima in Europa, che nel 2014 ha intrapreso la carriera da allenatore: “Mi trovo benissimo, anche se c’è una situazione da valutare. Io e il mio staff abbiamo il contratto in scadenza a giugno e non sappiamo cosa fare perché c’è da vedere se il presidente Fedeli venderà oppure resterà”.

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Ricordi in bianconero

Poi spazio ai ricordi, a partire dal trasferimento in bianconero nel 1996: “Sono stato in una delle migliori decade del calcio italiano. Avevo compagni che in ogni ruolo erano fra i primi cinque al mondo. Alla Juve mi hanno insegnato tanto, soprattutto che in una squadra esisteva solo il ‘noi’. Zidane, un uomo umile e straordinario, e Del Piero, erano quelli che risolvevano le partite. Davids se perdeva due o tre partitelle non ti salutava più. Emozione più grande? Gli scudetti. C’è stato il rammarico delle finali di Champions. Finale che brucia di più? Real e Borussia. La prima l’ho rivista dopo tanti anni con i miei figli. Avevamo fatto una gran partita”, ha aggiunto. Gianni Agnelli? Ti chiamava alle 5 di mattino per capire come stavi. Andrea lo conosco da quando era bambino, gli auguro tutto il bene. La Juve è la Juve finché ci sarà uno della famiglia. Allenare la Juve? Ogni ex giocatore che vuole bene alla squadra lo sogna. Ma è un sogno lontano, sono pochi gli ex che alla Juve ce l’hanno fatta”.

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Juve del presente

Dalla Juve del passato a quella del presente, con Andrea Agnelli al suo comando: “Ci vuole anche la fortuna. Ci sono state squadre che hanno vinto la Champions e che nel momento critico di una partita non meritavano di vincere. Con il Barcellona in finale la Juve ha dominato per mezz’ora. Non ha avuto la fortuna di trovare il gol, poi ti attacca il Barcellona e magari trova un gol fortunato. De Ligt? Per me è un fuoriclasse. Può diventare il più forte, ha tutto, e non dimentichiamo DemiralRonaldo? Forte fisicamente, veloce. Devi avere anche l’aiuto dei compagni, uno contro uno diventa pericoloso. Le squadre importanti lavorano in gruppo. Noi avevamo Zidane e Del Piero, però avevamo carattere. Devi avere l’umiltà e accettare di vivere all’ombra loro. Nel calcio ci sono architetti e operai”.

E infine, sul difficile momento che sta vivendo il mondo intero ha aggiunto: “Coronavirus? Chiamo sempre le due famiglie che mi hanno accolto come un figlio. Dico sempre che i bergamaschi sono grandi lavoratori, un popolo come loro andrà avanti. Lo stesso tifo che ha l’Atalanta lo trasmetterà a tutta la popolazione. Sono persone fedeli ai loro colori, quello che ho visto è tristissimo”.

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