Premier League, i club vogliono riprendere la stagione

La Ligue1 è il primo dei top 5 campionati europei a fermarsi mentre la Premier League è decisa a proseguire. 

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Tutti e 20 i club inglesi condividono questa decisione e domani si riuniranno in conference call per ribadire questo intento, anche perché consapevoli che un’interruzione del campionato porterebbe diverse società al fallimento. 

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La Premier ha stilato un‘Project restart’, un progetto di ripartenza, in cui viene contemplata l’ipotesi che le squadre risiedano in hotel, isolate, per le settimane che servirebbero a giocare le restanti partite. Non solo, stando a quanto riportato da Sky UK, sarebbero perfino disposti a rivedere la formula del campionato, qualora i tempi per disputare tutte le partite diventassero troppo ristretti. 

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La riunione virtuale di domani sarà anche utile per parlare del protocollo sanitario e dei test (la proposta è di farne due a settimana), ferme restando comunque tutte le indicazioni sul lockdown e sull’autorizzazione a procedere da parte del Governo inglese.

Francia, il calcio si prepara alla ripresa: oggi la risposta del governo

La Francia si prepara a uscire dal lockdown, e il mondo del calcio è pronto a ripartire con tutte le precauzioni del caso. Tra mascherine, mensa separata e controlli della temperatura corporea, i club di Ligue 1 e Ligue 2 attendono la decisione del governo per iniziare a seguire il protocollo medico sanitario realizzato in collaborazione con la Professional Football League (LFP), la Federcalcio francese (FFF) e l’associazione dei medici delle squadre di calcio professionistiche (AMCFP).

Oggi ci sarà il responso, ma secondo alcuni media francesi, Il primo ministro Édouard Philippe potrebbe annunciare che gli eventi sportivi, anche a porte chiuse, non saranno autorizzati in Francia prima di agosto.

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La ripresa sarà sviluppata in quattro fasi: in principio verranno effettuati dei test medici, successivamente si passerà al recupero individuale per poi passare all’allenamento in piccoli gruppi. L’ultima fase prevede il ritorno alla normalità, con gli allenamenti collettivi.

Giocatori e staff tecnico saranno tenuti a rispettare una distanza di sicurezza interpersonale di due metri, quando si è a riposo, e di quattro metri durante l’esercizio fisico.

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Condizione necessaria per entrare nel centro sportivo è non avere una temperatura corporea superiore a 37,8°.  Una volta entrati, staff e calciatori dovranno indossare maschere protettive, tranne durante gli esercizi fisici. Il protocollo consiglia di non utilizzare attrezzature riutilizzabili, di disinfettare i macchinari dopo ogni utilizzo e di preferire gli esercizi all’aperto.

Infine le sale benessere rimarranno chiuse, come la mensa che verrà sostituita da pasti da asporto. Le sale massaggi, invece, verranno ridisegnate e lo staff medico di ogni club dovrà indossare un abito, guanti, occhiali o maschere e rispettare una disinfezione totale degli utensili medici. 

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Tuchel: “Neymar è sempre la chiave. Mi fido di lui per le grandi partite”

Neymar è sempre la chiave, in attacco e difesa. Devo dire che mi fido sempre di lui quando ci sono partite importanti“, queste le dichiarazioni di Thomas Tuchel, allenatore del PSG, che ha parlato del fantasista brasiliano durante un’intervista a Paris Inside.

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Nonostante le voci sul possibile futuro del calciatore lontano dal PSG, Tuchel chiarisce la sua posizione ed elogia Neymar: “Lavora sodo, è molto intelligente. Abbiamo visto che le sue capacità sono aumentate dopo la prima partita contro il Dortmund”, ha sottolineato l’allenatore tedesco. “Purtroppo si era infortunato prima e non potevamo contare su di lui. È migliorato fisicamente e si è notato anche nelle sue prestazioni. Ha dimostrato a tutti che era lì, assumendosi le sue responsabilità. Così ha mostrato la sua vera immagine, sia a me che alla squadra. È un grande calciatore“. 

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Sicuro e deciso della forza e dello spirito della sua squadra, ha infine aggiunto: “Vogliamo usare questa partita e queste emozioni per continuare. Ma ora è un po ‘strano, ci siamo dovuti fermare e non stiamo più insieme. Tuttavia c’è ancora tempo, ci vorranno almeno altre otto settimane. Potremmo dover mostrare le immagini di quella notte. Non è stato facile senza i nostri sostenitori, con una sconfitta all’andata. Ma può essere un momento chiave per noi”.

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Pogba: “Alla Juve perché Ferguson mi spezzò il cuore”

La stagione di Paul Pogba è stata a dir poco complicata. Solamente 610 minuti in campo, 8 partite, 0 gol e 2 assist. Poi un infortunio alla caviglia, prima, e al piede, in seguito, che lo hanno frenato da metà settembre in avanti. Insomma, il francese visto alla Juventus era decisamente un’altra storia. Il centrocampista dello United, ai microfoni del sito ufficiale, è tornato a parlare proprio del suo approdo a Torino. Decisivo, paradossalmente, fu Sir Alex Ferguson. 

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“Questione di contratto? Fu piuttosto una mancanza di fiducia di Ferguson – ha spiegato il classe 1993, che poi ricorda una partita in particolare – il match contro il Blackburn fu la goccia che fece traboccare il vaso. Mancavano tutti i centrocampisti, giocarono Park e Rafael in mezzo al campo e io invece non entrai. Perdemmo. Ferguson mi fece riscaldare, pensavo che sarei entrato, mi spezzò il cuore”. Lì la convinzione di dover cambiare aria per poter crescere: “Dissi ad Evra che sarei andato via, ma fu difficile. Così andai alla Juventus, senza la garanzia di essere titolare. Volevo dimostrare di essere pronto per giocare in prima squadra”.

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Da lì l’inizio di una storia che tutti conosciamo. 178 partite, 34 gol e 40 assist. Scudetti e una Champions soltanto sfiorata. Poi un trasferimento record per tornare – da campione affermato – al Manchester United. 

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Pogba: “Alla Juve perché Ferguson mi spezzò il cuore”

Standard Liegi, licenziati sei giocatori: c’è Vanheusden

Dopo il Sion, un altro club in Europa ha messo alla porta alcuni dei propri giocatori: si tratta dello Standard Liegi. Il club belga, infatti, ha deciso di licenziare per giusta causa sei giocatori. Il motivo? Hanno rifiutato la riduzione del proprio stipendio in seguito all’emergenza coronavirus.

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Tra i giocatori coinvolti c’è anche l’ex giocatore dell’Inter Zinho Vanheusden che rappresenta lo Standard nel sindacato dei giocatori. I soldi detratti dagli stipendi, però, non sono rimasti nelle casse del club, bensì serviranno per aiutare il Belgio nell’emergenza sanitaria. Un po’ come fatto da Vanheusden che ha donato 10.000 euro all’ospedale della regione di Hasselt, lì dove è nato.

In difesa della posizione dell’ex interista è intervenuto il suo agente, Stijn Francis: “Lo Standard Liegi ha fatto una proposta che molti giocatori hanno rifiutato, incluso Zinho – ammette – Hanno fatto una controproposta che non è stata accettata. Poi c’è stato un problema di comunicazione e spero ancora che troveremo una soluzione“.

Incredibili dichiarazioni di Silvestre: “Ronaldo? Instancabile”

Un nome che fa sicuramente parte della storia del Manchester United, è quello di Mikael Silvestre, ex difensore dei Red Devils e attuale dirigente del Rennes nel campionato francese. “La Ligue 1 è dura, quando esci da lì sei pronto. Tante squadre, infatti, comprano in Francia anche per il costo dei calciatori che non è eccessivo”. Da esperto di mercato, Silvestre ha parlato anche delle voci che hanno accostato Messi all’Inter, notizia circolata nelle ultime ore. “E’ un uomo del Barcellona e penso che finirà la sua carriera lì. Sarebbe assurdo il contrario”.

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United e campioni

Il suo periodo più alto è stato proprio quello al Manchester United dove ha affrontato le squadre più forti d’Europa “Ho tantissime maglie, quasi 100, degli avversari che ho incontrato”Silvestre ricorda quei momenti con piacere e racconta i campioni che ha avuto al fianco. “Giggs è un amico, giocavo con lui sulla fascia e quindi dovevamo capirci. Beckham? Il piede destro più forte che ho visto, metteva la palla dove voleva. Ronaldo, invece, è cresciuto tanto, prima non dava la palla ed era esile. Ha lavorato tantissimo, rimaneva anche dopo gli allenamenti. Difficilissimo da fermare”.  

Panchine a confronto

Tra passato e presente, l’ex difensore dei Red Devils ha parlato anche di due allenatori: Sir Alex Fergusson e Ole Gunnar Solskjær. “Ferguson ha fatto la storia. Era bravissimo a preparare la partita e a scegliere i giocatori. Sapeva ricostruire le squadre dopo un ciclo e trovava i talenti. Umile, trattava il team manager allo stesso modo di Ronaldo. Con Solskjær abbiamo giocato più di cento partite insieme. Sta facendo bene, non c’era lo spirito giusto allo United, serviva un allenatore come lui. Diamogli tempo”.

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Pallone d’oro e ingiustizie

Il difensore del Liverpool, Van Dijk, è uno dei motivi del successo dei Reds, candidato al prossimo pallone d’oro“Questo trofeo ha un sistema di voto che non funziona. Quando segni hai un vantaggio che i difensori non hanno. A lui in campo viene tutto facile e il Liverpool è vincenter anche grazie a lui”. 

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Montero: “Juve? Zidane umile e straordinario. Davids non ti salutava se…”

“Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri come Lippi, Guidolin, Ancelotti, Capello e Prandelli. Ho rubato qualcosa da tutti, perché tutti hanno vinto qualcosa. E non poco”. Un’intervista speciale, quella di Paolo Montero ai microfoni di Sky Sport. Tra ricordi e aneddoti, passato e presente, con un capitolo dedicato anche alla Sambenedettese, squadra di Serie C in piena lotta per la qualificazione ai playoff, che guida dalla scorsa estate. Una nuova avventura per Montero, la prima in Europa, che nel 2014 ha intrapreso la carriera da allenatore: “Mi trovo benissimo, anche se c’è una situazione da valutare. Io e il mio staff abbiamo il contratto in scadenza a giugno e non sappiamo cosa fare perché c’è da vedere se il presidente Fedeli venderà oppure resterà”.

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Ricordi in bianconero

Poi spazio ai ricordi, a partire dal trasferimento in bianconero nel 1996: “Sono stato in una delle migliori decade del calcio italiano. Avevo compagni che in ogni ruolo erano fra i primi cinque al mondo. Alla Juve mi hanno insegnato tanto, soprattutto che in una squadra esisteva solo il ‘noi’. Zidane, un uomo umile e straordinario, e Del Piero, erano quelli che risolvevano le partite. Davids se perdeva due o tre partitelle non ti salutava più. Emozione più grande? Gli scudetti. C’è stato il rammarico delle finali di Champions. Finale che brucia di più? Real e Borussia. La prima l’ho rivista dopo tanti anni con i miei figli. Avevamo fatto una gran partita”, ha aggiunto. Gianni Agnelli? Ti chiamava alle 5 di mattino per capire come stavi. Andrea lo conosco da quando era bambino, gli auguro tutto il bene. La Juve è la Juve finché ci sarà uno della famiglia. Allenare la Juve? Ogni ex giocatore che vuole bene alla squadra lo sogna. Ma è un sogno lontano, sono pochi gli ex che alla Juve ce l’hanno fatta”.

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Juve del presente

Dalla Juve del passato a quella del presente, con Andrea Agnelli al suo comando: “Ci vuole anche la fortuna. Ci sono state squadre che hanno vinto la Champions e che nel momento critico di una partita non meritavano di vincere. Con il Barcellona in finale la Juve ha dominato per mezz’ora. Non ha avuto la fortuna di trovare il gol, poi ti attacca il Barcellona e magari trova un gol fortunato. De Ligt? Per me è un fuoriclasse. Può diventare il più forte, ha tutto, e non dimentichiamo DemiralRonaldo? Forte fisicamente, veloce. Devi avere anche l’aiuto dei compagni, uno contro uno diventa pericoloso. Le squadre importanti lavorano in gruppo. Noi avevamo Zidane e Del Piero, però avevamo carattere. Devi avere l’umiltà e accettare di vivere all’ombra loro. Nel calcio ci sono architetti e operai”.

E infine, sul difficile momento che sta vivendo il mondo intero ha aggiunto: “Coronavirus? Chiamo sempre le due famiglie che mi hanno accolto come un figlio. Dico sempre che i bergamaschi sono grandi lavoratori, un popolo come loro andrà avanti. Lo stesso tifo che ha l’Atalanta lo trasmetterà a tutta la popolazione. Sono persone fedeli ai loro colori, quello che ho visto è tristissimo”.

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‘Derbi en los balcones’: la finale di Copa del Rey si gioca da casa

Real Sociedad e Athletic lanciano l’iniziativa: derbi vasco doveva essere…e derbi vasco sarà

18 aprile 2020, estadio La Cartuja di Siviglia. Proprio un mese fa i tifosi di Athletic Bilbao e Real Sociedad segnavano queste coordinate sui loro calendari. Un giorno storico per Bilbao e San Sebastian, quello del derbi vasco in finale di Copa del Rey. Un sogno interrotto dall’emergenza coronavirus.

Tutto rinviato in campo, ma quel giorno i tifosi vogliono renderlo memorabile. Ecco allora che i tifosi dell’Athletic Club hanno lanciato l’iniziativa sui social: “Derbi en los balcones“, la forza unificatrice dei balconi in salsa basca. Colori dalle finestre, alle 13.30 la Bilbainadas, canzone tradizionale, accompagnata con il Pintxo-Pote (tapas e bicchierino), il tipico aperitivo dei Paesi Baschi.

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In serata, invece, un lungo applauso congiunto alle 20.05 per i sanitari impegnati nella lotta al Covid-19 prima di intonare “Txoria-Txori“, cantata da Mikel Laboa e nata dal poema di Joxean Artze, al tempo con una forte matrice politica contro il regime di Francisco Franco da parte della popolazione basca.

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Un derbi storico

Una storia, quella dei Paesi Baschi, lontana nel tempo così come la rivalità calcistica in campo tra Athletic Bilbao e Real Sociedad. Il derbi vasco è il più antico della Liga: la prima disputa, infatti, risale al 1929, il primo anno della massima serie spagnola. Da quel giorno si sono disputati 178 incontri ufficiali, 75 dei quali vinti dall’Athletic.

Il coronamento dell’ottima stagione di entrambe le formazioni (che ai quarti di finale hanno eliminato Real Madrid e Barcellona) doveva essere la finale di Siviglia dove Leones Txuri-Urdin avevano la possibilità di portare a casa un trofeo che manca dagli anni ’80. Bisognerà attendere, nella speranza di giorni migliori. Il 18 aprile però, tra Bilbao e San Sebastian, sarà un giorno di festa per dimenticare almeno per qualche ora ciò che sta accadendo. 

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“Anfiel”, il cane di Marcos Llorente

Come ricordare un momento che assume un significato importante? Ci sono diversi modi per farlo. C’è chi opta per un tatuaggio, chi magari conserva un oggetto che possa ricordare quell’esperienza. Ma anche chi, perché no, decide di dare un particolare nome… al proprio cane.

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E’ il caso di Marcos Llorente, centrocampista dell’Atletico Madrid e autentico eroe della trasferta di Liverpool, nella quale la squadra di Simeone ha conquistato il passaggio ai quarti di finale di Champions League (la sua storia). Un’impresa già entrata nella storia del club, con una doppietta ai tempi supplementari che andava assolutamente celebrata. E così Llorente ha rivelato, tramite il proprio profilo Instagram, di aver chiamato “Anfield” il proprio cane.

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In una story postata proprio dal centrocampista, il nuovo amico di Llorente è ritratto mentre osserva il paesaggio da una finestra, nella casa dove il centrocampista dell’Atletico sta osservando la quarantena prevista per non favorire il propagarsi del contagio da Coronavirus. La didascalia non lascia spazio a dubbi: “Anfield che guarda cosa succede nel mondo…”.

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Benzema e il paragone con Giroud: “Io sono una Formula 1, lui un kart”

Una diretta Instagram con gli amici per fare due chiacchiere e trascorrere il tempo durante la quarantena. Calcio fermo anche in Spagna causa emergenza Coronavirus ed ecco allora che Karim Benzema, attaccante del Real Madrid, ha deciso di passare qualche ora sui social.

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E proprio durante una diretta Instagram, l’attaccante del Real Madrid ha risposto così alla domanda in merito a un paragone con Giroud, attaccante del Chelsea che lo scorso inverno è stato molto vicino all’Inter (su di lui poi anche la Lazio): “Un paragone con Giroud? Non confondiamo la Formula 1 con il kart. E io sono la Formula 1”, le sue parole.

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