Coronavirus ed effetti economici sul calcio della serie C. Rischi e scenari

La grande incertezza. Su quando riprenderà il calcio e su cosa succederà in queste settimane. Anche da un punto di vista economico. La salute prima di tutto, certo. Ma, come tutti i lavoratori, anche i calciatori aspettano di capire cosa succederà ai loro stipendi.

“Le società che dovessero essere deferite per non aver pagato gli stipendi, potranno eventualmente invocare il principio di forza maggiore. Ma bisogna vedere quante non hanno pagato: se la maggior parte paga, è più difficile invocare quel principio”. A parlare è l’avvocato Eduardo Chiacchioex calciatore e legale di molte società.

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L’avvocato Chiacchio non esclude che si possa sforare la fatidica data del 30 giugno. Quella, per intendersi, che segna il termine della stagione sportiva. “In un momento eccezionale si deve operare con norme eccezionali. Non è mai successo che si prolungasse un contratto, ma certamente un’ipotesi può essere anche l’estensione del contratto dei calciatori oltre il termine previsto. Adesso si naviga a vista, né nelle NOIF, né negli accordi collettivi è prevista la situazione attuale. È tutto nuovo, tutto ipotizzabile”.

Tutto possibile, tranne – a detta dell’avvocato – la paventata cassa integrazione per i calciatori della Serie C. Un’ipotesi cui ha fatto cenno il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli. Mi sento di escludere la possibilità della cassa integrazione cui ha fatto accenno il presidente Ghirelli. È di difficile attuazione, bisognerebbe andare su base regionale, vedere caso per caso. La cassa integrazione prevede una riduzione dello stipendio che i calciatori potrebbero rifiutare”.