Cristiano Ronaldo parla dopo l’infortunio: “Conosco bene il mio corpo”

Un infortunio muscolare gli ha impedito di terminare la gara contro la Serbia al Da Luz ed ora non resta che conoscere l’esatta entità del problema fisico di Cristiano Ronaldo. 

Lo staff medico della Juventus è in contatto con quello del Portogallo ed il rientro a Torino dell’attaccante è previsto per domani. Dopo l’infortunio, CR7 ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa locale: “Non sono preoccupato, conosco bene il mio corpo. So che dovrei tornare tra una settimana o due”, le sue parole. 

Nazionale catalana, esordio con vittoria contro il Venezuela

Una data da ricordare per la Catalogna e per la sua nazionale. Il 25 marzo ha esordito contro il Venezuela ed ha vinto per 2-1 grazie alle reti di Bojan Krkic e Javi Puado. A Girona, quasi 13mila spettatori hanno assistito alla gara e l’entusiasmo era alle stelle per questo debutto. 

Piquè, Aleix Vidal, Bartra, alcuni tra i nomi schierati da Gerard Lopez come titolari contro la Vinotinto che tre giorni fa aveva battuto l’Argentina 3-1.

“La coca, le bugie, gli errori”. Le verità di Pagotto, dal Camp Nou alla fabbrica

Due squalifiche per doping, dieci anni fuori dal calcio. “Una sola volta ero colpevole”. Da eroe nella notte di Barcellona a una notte che sembrava infinita. Oggi Pagotto ricomincia. Fra un lavoro da magazziniere e una nuova avventura nel calcio

Pochi secondi per sentirsi meno solo. La voglia di evadere e di essere uno del gruppo. Nel gruppo sbagliato, “fra ragazzi che giravano con le pistole e mi facevano sentire uno di famiglia. Sono stato un c…ione. E pagherò quei secondi tutta la vita”.

Angelo Pagotto oggi ha 45 anni e la forza di parlare di un errore commesso. Nel 2015 ha finito di scontare gli otto anni di squalifica per una sniffata di cocaina quando giocava (poco) a Crotone. Beccato per la seconda volta, ma “la prima quand’ero a Perugia ero innocente e vi spiegherò perché”. Il passato verrà dopo. Questo racconto comincia dal presente di un portiere che ha gettato i guanti e cambiato divisa.

Poteva essere su una spiaggia a godersi i soldi guadagnati in carriera. E invece ogni mattina deve alzarsi presto per andare al lavoro. Prato, settore tessile, magazziniere di un’azienda di vestiti“Questa è la mia vita oggi. Sette ore al giorno. Non mi spaventa, ringrazio mia sorella che mi ha trovato quest’impiego. Da quando ho dovuto smettere col calcio, mi sono rimboccato le maniche. Ho fatto il cuoco, il pizzaiolo, sono andato in Germania. Ho lavorato di giorno e di notte, lavando piatti e riprendendo in mano la mia vita. Sono ancora in piedi”.

Pagotto, un calcio al passato: “Ricomincio da Lucca”

Un calcio al passato senza mettere il calcio nel passato. Perché il richiamo del campo è più forte della solitudine provata. Perché “se nessuno mi ha cercato è stato anche colpa del mio carattere. Ho sempre preferito rinchiudermi e non costruire rapporti falsi”. Non importa quanto tempo è trascorso. Alle porte c’è un nuovo inizio. “Mi ha chiamato la Lucchese. Da questa settimana inizio a collaborare con loro. Farò il preparatore dei portieri. So benissimo che stanno fallendo e non c’è un centesimo, ma per me è una gioia impagabile. Torno ad assaporare il campo, toglierò ore al mio lavoro, ma è un investimento su me stesso. Vorrei che il calcio tornasse a essere la mia professione. Ne ho bisogno, è sempre stata la mia vita”

L’emozione di un bambino e la consapevolezza di un uomo. Un salto indietro di trent’anni, quando il pallone non portava niente in banca. Quando tutto era ancora possibile. Le compagnie sbagliate gli hanno rovinato la carriera, l’isolamento non l’ha mai aiutato. Sensibilità e timidezza, due facce di una moneta troppo spesso caduta dal lato sbagliato. “Ho tradito me stesso e chi credeva in me: mia mamma mi ha creduto sempre. Poi dopo quel maledetto errore del 2007 è stato tutto più difficile anche con lei”. La voce di Angelo si alza e si abbassa. È un valzer fra orgoglio e riflessione, con un quaderno degli errori sempre aperto alle spalle e un album dei ricordi da risfogliare per sentirsi vivo.

Sei campionati vinti, cinque ai rigori. In quei momenti la sensibilità era il suo punto di forza. “Cercavo di capire chi avevo davanti. Entravo in empatia e facevo i miei ragionamenti psicologici. Sui singoli rigori è più difficile, ma su una serie mi sentivo sempre più sicuro. E andava quasi sempre bene”.

“La notte al Camp Nou, la scelta del Milan”. Pagotto tra gioie e dolori

Un titolo allievi con il Napoli, due promozioni dalla C alla B con Pistoiese e Triestina, una dalla B alla A con il Perugia e soprattutto un titolo europeo con l’under 21 nel maggio del ’96: 120 minuti eroici a Barcellona contro la Spagna in 9 contro 11 e due rigori parati a De la Peña e Raul nella lotteria finale. “Ancora oggi faccio fatica a credere di aver vissuto quel momento”Eppure è successo: eroe di un gruppo con Totti e Nesta, titolare davanti a Buffon.

La prima stagione di serie A alle spalle con la Sampdoria, la prospettiva di un grande club davanti. La prima pagina del diario degli errori. “Mi chiamò il Milan. Avrei dovuto capire che era troppo presto per fare quel passo. L’anno prima avevo avuto la forza di rifiutare la chiamata di Moggi alla Juve, quell’estate invece ascoltai i consigli del mio procuratore. Fu un disastro”.Bianco o nero, eroe o capro espiatorio. Il suo percorso non ha conosciuto vie di mezzo. “Feci panchina per mesi, poi Sacchi – subentrato al posto di Tabarez – mi diede una possibilità viste le incertezze di Rossi. All’inizio andò bene, poi tornai a sedere dopo una sconfitta contro il Parma”. Poi contro la Sampdoria ecco il patatrac. “Il destino mi punì”.  Uno stop sbagliato su un retropassaggio e un gol regalato ai vecchi compagni. San Siro lo fischia, Angelo si perde“Non ero pronto per quel contesto. Avevo bisogno di un clima familiare per rendere, come quelli di Pistoia e di Genova”.

L’anno successivo inizia male a Empoli, per finire in gloria a Perugia. Promozione ai rigori contro il Torino, una serie A ritrovata sul campo. Per poco, purtroppo. “Alla prima partita del campionato perdemmo 4-3 in casa con la Juventus. Pioveva a dirotto, sia io che Peruzzi commettemmo degli errori. Alla fine il presidente Gaucci disse che mi ero venduto la partita. Alessandro Moggi era il mio procuratore, nella sua testa avevo fatto un favore al padre. Mise in mezzo anche Tovalieri. Chiese a Castagner di escluderci. E il mister lo assecondò”. Qualche altra fugace apparizione, poi l’esilio a Reggio Emilia in B da febbraio, mentre “il Milan vinceva lo scudetto a Perugia con le parate di Abbiati. Al cui posto avrei dovuto essere io, se in estate non avessi chiesto al Milan di liberarmi. Strana la vita eh?”.

Prandelli: “Mi cercava la Juve, tradito dai Della Valle. E con la Roma…”

La vittoria contro la Juventus con il suo Genoa è stata l’ultima di tante imprese, dopo la Champions League con la Fiorentina e i tanti bei ricordi lasciati nelle piazza in cui ha lavorato. Dalla Roma di Totti alla sua Nazionale, quella che avrebbe dovuto segnare la rinascita azzurra nel segno della pazza coppia composta da Balotelli e Cassano, Cesare Prandelli ha ripercorso le tappe della sua carriera in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport. Di seguito, le sue dichiarazioni:

“Quando ero alla Fiorentina, dopo quattro qualificazioni consecutive in Champions League, mi sentii tradito. Mi dissero che avevano necessità di cambiare e che io, allenatore ambizioso, potevo andare dove volevo. Il giorno dopo Della Valle disse ai giornali che io volevo andare alla Juventus, in realtà l’interesse dei bianconeri c’era ma era la Viola ad avere fretta di tesserare Mihajlovic. Così, per rispetto della città, rinunciai all’anno di contratto che mi restava, poi chiamai Bettega e gli dissi che, per laJuve, non se ne sarebbe fatto più niente”

Da lì, l’opportunità di allenare la Nazionale“Cominciammo con l’Europeo,mai avremmo immaginato di arrivare in finale. Quando battemmo la Germania, arrivammo al nostro albergo che era più o meno l’alba. I polacchi ci accolsero come degli eroi, dalle loro parti non sono ben visti i tedeschi. Peccato per la finale, la Spagna andava a mille e io, dopo appena un allenamento, chiesi ai miei se si sentivano in forma. Tutti mi dissero di stare bene e io mi fidati, ma in quattro erano acciaccati e la Spagna andava a mille”

Balotelli e Cassano insieme? A me quelli fuori dagli schemi sono sempre piaciuti, e poi in Nazionale hanno troppi pochi giorni a disposizione per fare danni. Con Antonio a cena tutta la vita, non è mai banale. Certo, nella quotidianità, gli manca il senso del limite, è difficle da gestire. Cassano ha un codice d’onore, se ti stringe la mano non ti tradisce più. Quanto alla reazione degli altri, c’era il gruppo-Juve che dal punto di vista della condotta era molto selettivo. Ad Antonio, però, riconosco sempre la grande sincerità con cui si presentava nello spogliatoio, parlando sempre senza bisogno di lasciare intervista”

Quanto a Mario, “la sua sfortuna è che il personaggio è sempre prevalso, negli anni, sulla sua persona. In più, lui è uno che si accontenta. Resterà sempre uno a cui non manca nulla, con potenzialità enormi”.

Rimpianti? La Juve e la Roma, ma più la Roma. Lasciai tutto perché mia moglie non voleva curarsi nella Capitale, i giornali scrissero anche che avevo litigato con Totti. Non è vero, anzi, tutto fu esaltante all’inizio. Alcuni giornalisti vennero persino al funerale di mia moglie, per chiedermi scusa per quello che avevano scritto”

Piatek? Appena arrivato a Genova ero convinto che l’avrei perso a fine stagione, mica subito. Pazienza, con un’offerta del genere non lo potevamo trattenere. E per quanto riguarda la Juve, più che per aver battuto i bianconeri sono felice per i tre punti, che ci servivano davvero tanto”

L’intervista completa sul Corriere dello Sport di oggi.

Marco Rossi, scherzetto a Modric: l’Ungheria stende la Croazia

La Croazia vice campione del mondo è crollata sotto i colpi dell’Ungheria di Marco Rossi. L’allenatore italiano, dopo aver battuto Modric e compagni, sogna un pass per Euro 2020

Cade la Croazia dei vice campioni del mondo. E’ successo nella seconda giornata delle qualificazioni a Euro 2020, alla Groupama Arena di Budapest. Al 13′ il gol di Rebic, che porta in vantaggio i suoi compagni. Poi la rimonta dell’Ungheria firmata da Adam Szalai e Mate Patkai. Con questi tre punti i padroni di casa rialzano la testa dopo il ko dell’esordio contro la Slovacchia e si rimettono in gioco. 

In campo gli interisti Brozovic e Perisic. Anche il Pallone d’Oro Modric, che però si è dovuto inchinare a Marco Rossi. Già, sulla panchina dell’Ungheria si parla italiano. Tutto lo staff viene dal nostro paese, dal vice Cosimo Inguscio al prepratore atletico Gigi Febbrari. 

L’ex difensore di Brescia e Sampdoria, nella stagione 2016-2017, aveva vinto anche un campionato in Ungheria con l’Honved. Poi l’esperienza in Slovacchia sulla panchina del DAC Dunajskà Streda e infine la Nazionale ungherese. Solo due sconfitte in Nations League C, un cammino che lo ha portato alla promozione. Adesso la corsa verso Euro 2020. 

Maradona attacca l’Argentina: “Dirigenti bugiardi, così non si vincerà mai”

I suoi Dorados vincono, ma Maradona, allenatore dei messicani, ha la testa rivolta altrove. O meglio, anche altrove. All’Argentina: che ha perso 3-1 contro il Venezuela a Madrid. Una vittoria clamorosa, che ha anche avuto dei risvolti politici inquietanti. Il commento del pibe de oro? “Non l’ho vista, non guardo gli horror“. Sala stampa spiazzata, ma una vera e propria filippica contro la federazione albiceleste: “persone inette che governano la nazionale. Cosa pensavano? Che avrebbero vinto contro il Venezuela? Nessuno è così stupido: loro sono forti, contro questa Argentina non hanno fatto fatica. Così non si vincerà mai“.

Un duro attacco di Maradona, che ne ha per tutti: “Io mi sento argentino, ma quando parlo con i vari RuggeriBatistaGiustiPumpido e Caniggia, questi non la pensano diveramente da me. Questa squadra non merita la maglia che indossa. Non ho idea chi sia il presidente della Federazione Argentina (Tapia, ndr), non so se sia professore di matematica o altro. Non ne ho proprio la minima idea. Mi dispiace per il popolo argentino che continua a credere a questi bugiardi e per i giocatori che ci devono mettere la faccia, mentre toccherebbe ai dirigenti. Non parlatemi di loro: mi hanno distrutto 15 anni di carriera e di nazionale“.

Italia, Mancini: “Kean è un predestinato”

Il Ct dell’Italia Mancini esalta Kean in un’intervista rilasciata a Rai Sport: “E’ un predestinato”

Con ogni probabilità scenderà in campo dal primo minuto nel match contro la Finlandia in programma questa sera a Udine, il primo valido per le qualificazioni a Euro 2020 per gli azzurri. Moise Kean è uno dei giovani più interessanti del nostro campionato e Roberto Mancini non nasconde l’ammirazione nei confronti dell’attaccante classe 2000 di proprietà della Juve.

Penso che Kean sia un predestinato, è un giocatore che ha grandi qualità, migliora sempre e penso che possa diventare un calciatore importante”, le parole rilasciate da Roberto Mancini in esclusiva a Rai Sport.“Kean è un giocatore che ha fatto sempre benissimo e ha grandi possibilità, ricordiamo sempre che è un ragazzo di 19 anni, quindi possiamo aspettarci delle ottime cose, così come degli errori ma credo che questa sia la strada giusta.

Pallotta-Monchi, parabola (discendente) di un rapporto

“Non potrei essere più felice per l’arrivo di un dirigente, comunemente riconosciuto come una delle migliori menti nel mondo del calcio”. James Pallotta accoglieva così, il 24 aprile del 2017, l’arrivo di Monchi come nuovo direttore sportivo della Roma. Con lo stesso entusiasmo per un calciatore, la Roma e il suo presidente esultavano per l’arrivo del ‘top player’ dei direttori sportivi

Chi è il profilo migliore sul mercato? Monchi? Lo prendo. Più o meno la ricerca del post Sabatini era andata in questa direzione, come raccontato dallo stesso Pallotta a fine luglio 2017ai microfoni statunitensi di Sirius XM FC: “Avevo perso molta fiducia dopo i primi due anni nel mio direttore sportivo. Non solo il tipo di giocatori ce stavamo comprando, ma un po’ di cose. I primi due anni sono stati ottimi, ma avremmo dovuto costruire su quelli e invece lui continuava semplicemente a fare scambi. Quindi ad agosto, parlando con Franco Baldini, ho detto che avremmo dovuto prendere un altro direttore sportivo. Ho chiesto di Monchi, Baldini mi ha detto che non sarebbe andato da nessuna parte, ma che gli avrebbe fatto una telefonata. Uscì fuori che Monchi voleva parlarmi!”.

Nazionali, “italiani” in campo: la top 5 dei protagonisti

Da Piatek a Pandev, come hanno giocato gli “italiani” in campo con le rispettive nazionali?

Pronti, via. Iniziano i gironi per Euro 2020. Tante le sfide della prima giornata, così come i protagonisti del nostro campionato scesi in campo con le rappresentative dei rispettivi Paesi. Sabato toccherà anche agli azzurri di Mancini, che giocheranno la prima gara del girone contro la Finlandia. Nel frattempo, a proposito di “italiani”, sono ben 18 i calciatori di Serie A e B che hanno preso parte al primo turno dei gironi di Euro 2020. Dalla folta colonia polacca, che ha superato l’Austria per 1-0 grazie al gol di Piatek, all’assist di Pandev per Alioski che ha aperto le marcature nella sfida fra Macedonia e Lettonia, cui hanno partecipato anche i rosanero Trajkovski e Nestorovski: scorri la gallery in alto per vedere il loro rendimento.

Inter, Nainggolan: “Critiche? Ho avuto tanti infortuni”

Dal Belgio a Cagliari, quindi Piacenza, Roma, arrivando fino a Milano dov’è adesso. Radja Nainggolan ha ripercorso le varie tappe della sua carriera nell’intervista che ha rilasciato al canale YouTube della Lega Serie A: “Casa mia è Anversa, a Piacenza sono stato felice e a Cagliari ho creato una famiglia. A Roma ho solo bei ricordi, a Milano sono stato accolto con grande affetto ma il rapporto è appena cominciato”.

Da un punto di vista calcistico, la Sardegna gli ha trasmesso qualcosa di speciale: “Si giocava per un’intera isola, ogni partita era una battaglia. Lì sono diventato uomo, era una sfida importante perché dovevo dimostrare di meritare la Serie A. È stata una prova dura ma fortunatamente è andata bene, meglio di quanto credessi. Il ricordo più bello è la prima rete in Serie A, arrivata due settimane dopo la scomparsa di mia madre, a cui devo tutto. Mi dispiace che non abbia potuto vedermi esordire”.

Sul suo momento all’Inter e sul rapporto con Spalletti: “Siamo forti, il gruppo è unito. Dobbiamo ritrovare una certa continuità nei risultati, vogliamo arrivare in Champions. Con Spalletti sono sempre stato bene, è molto preparato da un punto di vista tattico e sa dimostrare il bene che vuole. Ha fatto molto per avermi all’Inter e spero di poterlo ripagare. Mi sono arrivate molte critiche, purtroppo non ho mai avuto così tanti infortuni in carriera. Aver ritrovato il gol è stata una bella soddisfazione, spero di continuare così”.