Sereni: “Addio al calcio senza rimpianti. Ora la mia vita è tutta diversa”

Quando gli parli, hai la sensazione di sentire un vecchio amico con cui hai mantenuto i rapporti ma a cui telefoni solo poche volte all’anno. Poi gli chiedi: “Ti ricordi questa parata?” e lui ti risponde ridendo: “Basta calcio!”. Ma come? Resti stupito. Eppure non dovresti farlo: Matteo Sereni è sempre stato così. Schietto, diretto: non rinnega il suo passato ma non lo vuole rivivere. È passato. Ha mantenuto quel carattere coriaceo che maschera una capacità di riflessione e una simpatia che si aprono a poco a poco. “Sai, sono come Celentano: ho sempre odiato rivedermi come lui risentirsi. Non a caso è il mio idolo”. Questa che raccontiamo è la storia di uno di noi, per restare in tema. Di sogni e prospettive, di liti e delusioni. Di un calciatore, di un padre, di un uomo.

Non sono una persona social: non sto al telefono ore e ore. Non mi piace mettere le mie foto, preferisco i confronti diretti” esordisce così. “Conoscenze nel calcio molte, amici pochi. Penso a Jimmy Fontana (con lui al Torino, ndr) o Mihailovic o Marcolin. Ma sono i primi nomi che mi vengono in mente, in realtà ne ho anche altri e non vorrei fare un torto a nessuno. Ah, c’è anche Roberto Baggio: non lo sento da un po’ ma abbiamo sempre avuto un rapporto bellissimo. Quanto li chiamo? Poco, sono un po’ orso”. La sua è la storia di un predestinato: cresce nella Sampdoria, dove esordisce nel 1995. Quindi Piacenza, Empoli, il ritorno a Genova e il passaggio al Brescia del “Codino” e Guardiola. Una parentesi in Inghilterra all’Ipswich Town. Poi la Lazio, il trasferimento al Torino (98 partite: record personale di presenze) per chiudere al Brescia. Un curriculum importante, “che avrebbe potuto essere anche diverso”.

Psg, la mamma di Rabiot: “Mio figlio è prigioniero”

Rabiot separato in casa nel Psg dopo il mancato rinnovo del contratto: “Non lo fanno entrare al campo d’allenamento, ma un professionista come lui non può stare senza allenarsi”

Adrien Rabiot sempre più lontano dal Psg dopo il mancato rinnovo del contratto in scadenza a giugno. A dicembre scorso il ds del club Antero Henrique aveva confermato la rottura. Il centrocampista francese è ormai fuori squadra, tanto che dopo l’eliminazione del Psg in Champions League è andato in discoteca a ballare.

A parlare dell’attuale situazione di Rabiot al Psg, è la madre Veronique: “E’ un prigioniero e ostaggio del Psg – ha spiegato a L’Equipe – ha solo chiesto di adempiere il suo contratto e rispettarlo. E’ punito per non essere andato in Qatar quando è morta sua nonna e stava morendo il padre.Alcuni giocatori vengono sanzionati per sei minuti di ritardo, altri, infortunati, possono viaggiare e andare al carnevale“.

Mio figlio sta male per quello che sta succedendo. Gli negano l’accesso al campo d’allenamento, ma un professionista come lui non può stare senza allenarsi“.