Storie di triple e triplette

La sua prima partita di Champions vista dal vivo non sarà facile da dimenticare. E non solo per la novità. Ray Allen, re delle triple, ha vestito i panni dello spettatore e la maglia bianconera, ha assistito alla triple…tta di Cristiano Ronaldo indossando la ‘sua’ 34.

“Che partita che è stata!”. Emozioni di una leggenda dell’NBA dopo 90 minuti di calcio in cui ha tifato Juventus. Oltre 27mila punti segnati in carriera per Allen che si è ritirato nel 2016 a 41 anni.

L’ex stella statunitense del parquet lo annunciò con una lettera al Ray Allen 13enne, scritta sulle colonne del ThePlayersTribune (in ‘citazione’ alcune frasi tratte da quel testo). Una storia già scritta da raccontare come favola della buonanotte all’uomo che sarà.

Quando Allen andava al liceo, sognava in grande e sudava dietro la palla a spicchi, Cristiano Ronaldo era un bambino di appena 10 anni, sorridente come nella foto del cartellino dell’Andorinha. Età, continenti, sport diversi di chi ha scritto e chi ancora sta scrivendo a modo proprio la storia. La loro e non solo. Fino a ritrovarsi martedì nello stesso stadio.

Ray Allen sugli spalti, Cristiano Ronaldo in campo. Storie di triple e di triplette.

Mr 85 milioni decisivo: Virgil Van Dijk, la torre di Liverpool

Quando era arrivato si è quasi scusato. “Costo tanto ma non è colpa mia”. Settanta milioni di sterline più 5 di bonus, circa 85 milioni di euro in totale.

Virgil Van Dijk era stato pagato 15,7 milioni dal Southampton nell’estate 2015 e poco più di due anni dopo è diventato il difensore più costoso della storia. Cifre da attaccante, resa anche. Sicurezza in campionato, in questa serata di Champions League ha brillato più del solito, tanto da essere l’unico giocatore del Liverpool che dal febbraio 2007 ha segnato e fatto un assist in una stessa partita della fase ad eliminazione della competizione.

Prima di lui? Craig Bellamy, al Camp Nou, dodici anni fa.

Tre gol nelle ultime 4 gare giocate, più di quanti realizzati nelle precedenti 55.

Ci ha messo la testa e si è visto.

Statistiche impressionanti. In questa edizione della Champions League ha fatto più assist di Messi e più gol di Suarez, tanto per tornare al Camp Nou. Qualità e quantità. Aiuta a non prenderli, aiuta a farli e li fa lui stesso. D’altronde, l’area di rigore è casa sua. Anche quella avversaria.

Ma non toccate l’argomento ‘casa’ con Solskjaer. Virgil abita a casa sua, una splendida abitazione di proprietà del manager dello United, il cui l’olandese vive in affitto e senza alcuna intenzione di lasciarla al proprietario. E per Ole? L’albergo è l’unica soluzione per ora.

Sui social i tifosi del Liverpool si chiedono se ci sia qualcosa che non sappia fare. Se ci sia un difensore centrale migliore in circolazione. Li appassiona, li emoziona. Con la colonna sonora di Titanic in sottofondo ancora di più. Humor inglese.

Uno stacco incredibile, merito di quei 193 centimetri d’altezza che a 16 anni forse nemmeno pensava di raggiungere. Allora era anche più basso del fratello più giovane, poi l’exploit. E nell’estate in cui ha compiuto 17 anni è cresciuto 18 centimetri. Sì, contro il Bayern gli sono tornati utili. Virgil, la torre di Liverpool.

“For some reason I can’t explain”. Ma probabilmente non serve nemmeno spiegarlo. Meglio cantarlo, come un ritornello dei Coldplay. ‘Viva la vida’. Una di quelle canzoni, anzi ‘la’ canzone, che lo riporta sempre indietro a quando nel 2012 ha passato un periodo difficile, fisicamente parlando. Appendicite, infezione nello stomaco. “Una cosa folle”. L’operazione, quei 10 giorni senza poter fare niente se non aspettare, lo shock. Poi ha preso il telecomando, ha acceso la tv e ha sentito quella canzone.

Inglese, come il gruppo che la canta. Come il dominio nell’Europa che conta. City, United, Tottenham e Liverpool ai quarti. Altro che Brexit.

E per restare sull’attualità… Facebook down, Instagram down, Liverpool up. Su come Virgil per spedire il pallone in porta e i Reds ai quarti insieme a Mane.

Milik, una notte da 30 e lode per scacciare l’incubo RedBull

L’ennesima conferma, con una prestazione a tutto tondo e quel gol che rompe subito la tensione naturale. È ancora vivo, il ricordo dell’1-3 subito dal Lipsia che in pratica ipotecò la qualificazione per i tedeschi nella scorsa Europa League. Il San Paolo fu profanato senza troppe difficoltà, da una squadra con colori simili e con la stessa proprietà alle spalle. Ma col Salisburgo è un’altra storia ed è anche per merito di Arkadiusz Milik, che dopo pochi minuti dall’inizio della gara fa sedere Walke per appoggiare in porta la rete che apre al tris azzurro. Il modo migliore per approcciare alla sfida di ritorno, in cui basterà semplicemente non commettere troppi errori. Il Napoli di coppa è solido, concede qualcosa ma nella norma, e si gode ancora le prodezze del suo attaccante.