Quagliarella, splendido interprete del pallone senza età

abio Quagliarella ha letto il giuramento che ha aperto la 71esima edizione del Torneo di Viareggio. Lui che l’ha giocato per tre volte, raggiungendo la finale nel 2002. Da allora sono cambiate tante cose

Cento, come i giorni che mancano all’esame di Maturità. Gli studenti a Viareggio hanno un’usanza, incidono sulla sabbia il voto che pensano (e sperano) di prendere. Cento, come i chilometri che dividono Genova da La Spezia. Chissà cosa sarà passato per la testa di Fabio Quagliarella guardando dal finestrino della sua auto. A lui il compito di leggere il giuramento che ha aperto la 71esima edizione del Torneo di Viareggio: “In quanto splendido interprete del pallone senza età”. Lo hanno definito così gli organizzatori. Un calciatore da applausi, esempio per molti giovani.

Anche Fabio era uno di loro. Il Torneo lo ha giocato tre volte, dal 2001 al 2003. Di cose ne sono cambiate da allora, da quando tutti temevano il “baco”, il virus che avrebbe potuto mandare in tilt i sistemi informateci di mezzo mondo. Sarà un falso allarme ovviamente. I gol di Quagliarella, invece, no. Sono segnali veri. Di un bambino prodigio che sembra Peter Pan.

Il Torneo lo ha giocato con la maglia del Torino. Segni del destino per un ragazzo nato nel 1983, dopo l’inferno del calcioscommesse e il paradiso del Mundial vinto in Spagna. Sono gli anni in cui i granata dominano a Viareggio. Lo vincono per quattro volte. In panchina c’è Sergio Vatta, che lancia i vari Lentini, Comi, Fuser, Cravero, Carbone e Dino Baggio. L’altro Baggio, Roby, rinasce con la Fiorentina dopo la rottura del crociato. Batistuta conosce l’Italia, Capello e Sacchi iniziano i loro regni in panchina.

Una ventina di anni dopo sta a lui, insomma. Nel 2001 segna nella finalina e il Torino arriva quarto. L’anno successivo lo trascina a suon di gol in finale, poi persa contro l’Inter di Pandev e Oba Oba Martins. Si dispera insieme a Balzaretti e Marchetti. Piange, perché lui è fatto così: perdere non gli piace proprio. Niente lo può consolare, nemmeno il fatto di aver esordito in A due anni prima. Torino-Vicenza, le due squadre sono rassegnate alla retrocessione. Mondonico lo guarda, lo indica e lo mette al posto di Scarlato. Ora lo ammira da lassù, fiero della scelta che ha fatto.

Fabio Quagliarella ha letto il giuramento che ha aperto la 71esima edizione del Torneo di Viareggio. Lui che l’ha giocato per tre volte, raggiungendo la finale nel 2002. Da allora sono cambiate tante cose

L’edizione del 2002 è quella del famoso incontro nel salone del Centro Congressi Principe di Piemonte fra il Maccabi Haifa e il Gerusalemme. Fra una squadra israeliana e una palestinese a pochi mesi dall’attentato delle Torri Gemelle. Ci sono solo tre squadre straniere, fra cui il Bayern Monaco di due ragazzi giovanissimi. Si chiamano Lahm e Schweinsteiger. Il primo si è ritirato, il secondo è uno dei volti principali della Mls. Fabio fa il fenomeno in Italia.

Il capocannoniere del 2002 è Lorenzo Crocetti. Gioca nella Fiorentina, la trascina con sette gol. L’anno dopo farà un paio di presenze in A con il Perugia, poi tanta C e D. Oggi ha 35 anni e gioca nello Scandicci. Nel 2002 Giampaolo aveva da poco smesso di giocare a calcio e faceva il vice al Treviso dove, fra un allenamento e l’altro, accendeva la tv per vedere all’opera il fratello Federico, che quell’anno conquisterà la B con il Pescara.

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