Nazionali, “italiani” in campo: la top 5 dei protagonisti

Da Piatek a Pandev, come hanno giocato gli “italiani” in campo con le rispettive nazionali?

Pronti, via. Iniziano i gironi per Euro 2020. Tante le sfide della prima giornata, così come i protagonisti del nostro campionato scesi in campo con le rappresentative dei rispettivi Paesi. Sabato toccherà anche agli azzurri di Mancini, che giocheranno la prima gara del girone contro la Finlandia. Nel frattempo, a proposito di “italiani”, sono ben 18 i calciatori di Serie A e B che hanno preso parte al primo turno dei gironi di Euro 2020. Dalla folta colonia polacca, che ha superato l’Austria per 1-0 grazie al gol di Piatek, all’assist di Pandev per Alioski che ha aperto le marcature nella sfida fra Macedonia e Lettonia, cui hanno partecipato anche i rosanero Trajkovski e Nestorovski: scorri la gallery in alto per vedere il loro rendimento.

Inter, Nainggolan: “Critiche? Ho avuto tanti infortuni”

Dal Belgio a Cagliari, quindi Piacenza, Roma, arrivando fino a Milano dov’è adesso. Radja Nainggolan ha ripercorso le varie tappe della sua carriera nell’intervista che ha rilasciato al canale YouTube della Lega Serie A: “Casa mia è Anversa, a Piacenza sono stato felice e a Cagliari ho creato una famiglia. A Roma ho solo bei ricordi, a Milano sono stato accolto con grande affetto ma il rapporto è appena cominciato”.

Da un punto di vista calcistico, la Sardegna gli ha trasmesso qualcosa di speciale: “Si giocava per un’intera isola, ogni partita era una battaglia. Lì sono diventato uomo, era una sfida importante perché dovevo dimostrare di meritare la Serie A. È stata una prova dura ma fortunatamente è andata bene, meglio di quanto credessi. Il ricordo più bello è la prima rete in Serie A, arrivata due settimane dopo la scomparsa di mia madre, a cui devo tutto. Mi dispiace che non abbia potuto vedermi esordire”.

Sul suo momento all’Inter e sul rapporto con Spalletti: “Siamo forti, il gruppo è unito. Dobbiamo ritrovare una certa continuità nei risultati, vogliamo arrivare in Champions. Con Spalletti sono sempre stato bene, è molto preparato da un punto di vista tattico e sa dimostrare il bene che vuole. Ha fatto molto per avermi all’Inter e spero di poterlo ripagare. Mi sono arrivate molte critiche, purtroppo non ho mai avuto così tanti infortuni in carriera. Aver ritrovato il gol è stata una bella soddisfazione, spero di continuare così”.

Icardi che torna, Lautaro al top: sarà coesistenza oppure…?

Mauro Icardi torna in gruppo, stringe la mano alla sua Inter e si prepara al rientro in campo. Nella giornata di ieri,il club nerazzurro e il numero 9 hanno trovato un punto d’incontro per far sì che Mauro possa riprendere ad allenarsi con i compagni, mettendo da parte le delusioni legate alla privazione della fascia da capitano e i problemi al ginocchio che, ufficialmente, l’hanno costretto ai box per oltre un mese.

Approfittando della sosta per le Nazionali, allora, Icardi avrà tutto il tempo necessario per rimettersi in forma e seguire le indicazioni di Spalletti in vista del suo ritorno in campo, ancora da definire per… tempi e modalità. In effetti, non è da sottovalutare il fatto che l’Inter, nell’ultimo mese, abbia più volte cambiato sistema di gioco – difesa a 3 e 4-3-3 in primis -, mentre quando c’era Mauro in campo difficilmente si discostava dal tipico 4-2-3-1 “spallettiano”. In più, nelle scorse settimane, Perisic e Lautaro Martinez hanno raggiunto un ottimo stato di forma e con loro si è continuato ad esprimere ad alti livelli anche Politano. Di conseguenza, è opportuno chiedersi: dove giocherà Icardi?

Le opzioni che Spalletti sta valutando insieme al suo staff sono svariate e difficilmente sarà possibile farsi un’idea già nei prossimi giorni, considerando i tanti nerazzurri impegnati con le rispettive nazionali e la conseguente impossibilità di vedere l’attaccante al lavoro con tutti i compagni di reparto. Ciò che è certo, al momento, è che non si può dare per scontato che Icardi torni da subito a occupare a tempo pieno il centro dell’attacco nerazzurro, oggi padroneggiato – con risultati piuttosto soddisfacenti – dal connazionale Martinez.

E’ probabile che, almeno nei primi match, Spalletti preferisca inserire Icardi a partita in corso, continuando a garantire una maglia da titolare a chi ha fatto bene finora ed evitando, in questo modo, di creare nuove frizioni nello spogliatoio. E’ chiaro che, dall’altro lato, se Icardi dovesse tornare a fare… l’Icardi – e quindi gol – proprio quando l’Inter ne ha bisogno più che mai, allora sarà difficile per Spalletti lasciare Mauro in panchina, tenendo conto delle enormi potenzialità del numero 9. E a quel punto… chi rimarrà fuori? Politano, per caratteristiche – esterno destro dal piede mancino, l’unico ad oggi parte della rosa nerazzurra – sembra essere l’unico a cui Spalletti difficilmente rinuncerà.

Allora, via al ballottaggio. Guardando l’Inter che è scesa in campo dal 1′ nel derby contro il Milan, Perisic e Lautaro sembrano i candidati principali per cedere il posto a Icardi nell’eventuale momento in cui Mauro dovesse convincere Spalletti a resituirgli una maglia da titolare. Dovesse rimanere fuori Martinez, Icardi prenderà il suo posto al centro dell’attacco. Con Perisic out, invece, è possibile che Spalletti provi Lautaro largo a sinistra, continuando a puntare sul 4-3-3 spesso riproposto nelle ultime settimane.

Infine, ultima ipotesi: dentro tutti quanti, fuori un centrocampista. Il passaggio dal 4-2-3-1 al 4-3-3 operato nelle ultime partite è stato dettato in primis dagli acciacchi dei trequartisti a disposizione di Spalletti – Nainggolan e Joao Mario -, tanto che contro il Milan è toccato a Vecino giocare qualche metro più avanti. All’inizio del campionato, con Radja indisponibile, spesso fu Lautaro a fare da tramite tra centrocampo e attacco, agendo in teoria da trequartista ma trasformandosi, nella realtà dei fatti, in una seconda punta da affiancare a Icardi.

Non è da escludere allora un… “ritorno alle origini”, con la linea della trequarti composta da Politano, Lautaro e Perisic e Icardi al centro dell’attacco, qualche metro più avanti. Delle dieci partite rimanenti da qui a fine stagione, quattro saranno contro Udinese, Chievo, Frosinone ed Empoli, tutte impegnate nella lotta-salvezza: chissà che a Spallletti non venga in mente di provare una formazione più offensiva.

C’è però anche un aspetto negativo, relativo a quest’ultima soluzione. E riguarda proprio Lautaro: el Toro ha cominciato ad esprimersi al top, da quando è arrivato in Serie A, soltanto quando Spalletti l’ha schierato come unica punta, ovvero… al posto di Icardi. Spostarlo di nuovo sulla trequarti, proprio ora che ha trovato la giusta continuità dal punto di vista realizzativo, non sarebbe l’ideale. Alla fine, trattandosi solo di dieci partite, è possibile che Spalletti provi a mettere in atto tutte le opzioni sopra citate, a seconda delle esigenze che si presenteranno partita dopo partita.  Con l’obiettivo di non creare discontenti all’interno del gruppo, con quello di tornare a far sorridere Icardi. E con un fine ancor più grande, che si chiama Champions League.

Euro 2020, svelati gli ambasciatori: ci sono 4 italiani

Poco più di un anno di attesa, poi un nuovo campionato Europeo avrà inizio. 24 squadre partecipanti, 12 Paesi ospitanti. Tra questi, l’Italia. Nel giugno 2020 si darà il via a Euro 2020, il primo Europeo con sede mista, con una partita inaugurale che si giocherà presso lo Stadio Olimpico di Roma. Nelle ultime ore, la UEFA ha svelato i nomi degli ambasciatori della storica competizione, sia per quanto riguarda il torneo in sé che relativamente alla rappresentanza dei singoli Paesi ospitanti.

A Francesco Totti spetterà il ruolo di Ambasciatore di Roma, a Gianluca Vialliquello di Ambasciatore dei Volontari di Roma. Alessandro Del Piero e Gianluca Zambrotta, invece, saranno impegnati al di là della rappresentenza della nazione italiano. Di seguito, l’elenco di tutti gli ambasciatori:

Karel Poborsky, Vladimir Smicer, Brian Laudrup, Peter Schmeichel, Steve McManaman, Michael Owen, Alan Shearer, Xabi Alonso, Gaizka Mendieta, Carles Puyol, Xavi, Marcel Desailly, Youri Djorkaeff, Thierry Henry, Christian Karembeu, Robert Pires, David Trezeguet, Jurgen Klinsmann, Lothar Matthaus, Angelos Charisteas, Antonios Nikopolidis, Alessandro Del Piero, Gianluca Zambrotta, Ruud Gullit, Patrick Kluivert, Clarence Seedorf, Vitor Baia, Ricardo Carvalho, Deco, Luis Figo, Nuno Gomes, Maniche, Andrey Arshavin, Henrik Larsson.

Sereni: “Addio al calcio senza rimpianti. Ora la mia vita è tutta diversa”

Quando gli parli, hai la sensazione di sentire un vecchio amico con cui hai mantenuto i rapporti ma a cui telefoni solo poche volte all’anno. Poi gli chiedi: “Ti ricordi questa parata?” e lui ti risponde ridendo: “Basta calcio!”. Ma come? Resti stupito. Eppure non dovresti farlo: Matteo Sereni è sempre stato così. Schietto, diretto: non rinnega il suo passato ma non lo vuole rivivere. È passato. Ha mantenuto quel carattere coriaceo che maschera una capacità di riflessione e una simpatia che si aprono a poco a poco. “Sai, sono come Celentano: ho sempre odiato rivedermi come lui risentirsi. Non a caso è il mio idolo”. Questa che raccontiamo è la storia di uno di noi, per restare in tema. Di sogni e prospettive, di liti e delusioni. Di un calciatore, di un padre, di un uomo.

Non sono una persona social: non sto al telefono ore e ore. Non mi piace mettere le mie foto, preferisco i confronti diretti” esordisce così. “Conoscenze nel calcio molte, amici pochi. Penso a Jimmy Fontana (con lui al Torino, ndr) o Mihailovic o Marcolin. Ma sono i primi nomi che mi vengono in mente, in realtà ne ho anche altri e non vorrei fare un torto a nessuno. Ah, c’è anche Roberto Baggio: non lo sento da un po’ ma abbiamo sempre avuto un rapporto bellissimo. Quanto li chiamo? Poco, sono un po’ orso”. La sua è la storia di un predestinato: cresce nella Sampdoria, dove esordisce nel 1995. Quindi Piacenza, Empoli, il ritorno a Genova e il passaggio al Brescia del “Codino” e Guardiola. Una parentesi in Inghilterra all’Ipswich Town. Poi la Lazio, il trasferimento al Torino (98 partite: record personale di presenze) per chiudere al Brescia. Un curriculum importante, “che avrebbe potuto essere anche diverso”.

Psg, la mamma di Rabiot: “Mio figlio è prigioniero”

Rabiot separato in casa nel Psg dopo il mancato rinnovo del contratto: “Non lo fanno entrare al campo d’allenamento, ma un professionista come lui non può stare senza allenarsi”

Adrien Rabiot sempre più lontano dal Psg dopo il mancato rinnovo del contratto in scadenza a giugno. A dicembre scorso il ds del club Antero Henrique aveva confermato la rottura. Il centrocampista francese è ormai fuori squadra, tanto che dopo l’eliminazione del Psg in Champions League è andato in discoteca a ballare.

A parlare dell’attuale situazione di Rabiot al Psg, è la madre Veronique: “E’ un prigioniero e ostaggio del Psg – ha spiegato a L’Equipe – ha solo chiesto di adempiere il suo contratto e rispettarlo. E’ punito per non essere andato in Qatar quando è morta sua nonna e stava morendo il padre.Alcuni giocatori vengono sanzionati per sei minuti di ritardo, altri, infortunati, possono viaggiare e andare al carnevale“.

Mio figlio sta male per quello che sta succedendo. Gli negano l’accesso al campo d’allenamento, ma un professionista come lui non può stare senza allenarsi“.

Ibrahimovic: “Manchester United, basta paragoni con Ferguson”

Lo svedese sul Manchester United: “Gli allievi di Ferguson la smettano di criticare, bisogna guardare al presente”

Ormai da anni il Manchester United sta lavorando per tornare a essere competitivo per il titolo il Premier League. I Red Devils non vincono il titolo da sei stagioni e ora sono in lotta per entrare nelle prime quattro del campionato, per conquistarsi un posto nella fase a gironi della prossima Champions League.

Nonostante siano passati sei anni dal suo addio, a Old Trafford si parla ancora ripetutamente di sir Alex Ferguson. D’altronde l’ultimo titolo è arrivato con lui e i suoi successori non sono riusciti a imitare il suo lavoro. Ma c’è chi, come Zlatan Ibrahimovic, consiglia di guardare avanti: “Quel che accade allo United viene paragonato all’era Ferguson – ha dichiarato al Mirror lo svedese – Tutti dicono ‘se Ferguson fosse qui…’. Al loro posto direi che Ferguson non c’è più, non importa cosa è successo prima.

Ferguson ha il suo posto nella storia, ma io guardo al presente e il club continua e deve trovare la propria identità. I suoi allievi sono in tv e si lamentano per tutto il tempo perché non sono attivi nel club. Se vuoi lavorare nel club, vai e cerchi lavoro. Non puoi essere in televisione a lamentarti e criticare tutto il tempo. Pogba, ad esempio, era giovane, poi è andato via ed è tornato, ma agli allievi di Ferguson non piace perché loro sono rimasti tutta la vita allo United. Non so neanche se sir Alex gli abbia permesso di dire queste cose in televisione”.

​Real Madrid, Boluda attacca Perez: “Ha ceduto CR7 senza pianificare il futuro”

Vicente Boluda, l’ex presidente del Real Madrid, ha parlato ai microfoni del quotidiano El Levante-El Mercantil Valenciano dei suoi progetti e della situazione attuale dei Blancos, senza risparmiare critiche durissime proprio nei confronti di Florentino Pérez

La partenza di CR7 e Zidane, l’arrivo di Lopetegui e Solari e, ancora, l’inaspettato ritorno di Zidane.

Quella del Real Madrid è stata una stagione molto frenetica che ha generato sentimenti contrastanti tra tifosi e non solo: Vicente Boluda, il numero uno del Real nel 2009, arrivato dopo le dimissioni di Ramón Calderón rimanendo in carica fino al ritorno di Florentino Pérez, ha parlato ai microfoni del quotidiano El Levante-El Mercantil Valenciano dei suoi progetti e della situazione attuale dei Blancos.

L’ex presidente del Real non ha risparmiato critiche durissime proprio nei confronti di Florentino, colpevole dei principali problemi del Real Madrid di questa stagione “A lui interessa accumulare più denaro possibile. Il rimodellamento del Bernabeu è un errore importante. Continuerà a essere un vecchio stadio, non importa quanti soldi spenderà il club”.

Gli errori di Perez non finiscono qui e Boluda critica anche la gestione tecnica fatta negli ultimi mesi a capo dei Blancos: “Il Real Madrid si è addormentato sugli allori, abbiamo avuto Cristiano Ronaldo che è stato un grande giocatore e un leader con molto carisma. Segnava cinquanta gol a stagione. È stato ceduto senza aver pianificato il futuro. Non siamo eterni e la rosa non è stata rinnovata con giocatori di qualità. Sono stati gettati nella mischia molti giovani, ma il Real non può permettersi di sperimentare, giocando tre o quattro competizioni all’anno devi essere al 100%”.

Infine, non nasconde il suo grande sogno di ritornare a Madrid: Proverò ad essere di nuovo il presidente del Real. Mi piacerebbe molto tornare, penso già a quando si terranno le elezioni. Vorrei sviluppare un piano tutto mio”.

Occhi sgranati, mani nei capelli: le reazioni in campo al capolavoro di Messi

A bocca aperta, da mani nei capelli. E non in senso letterale, ma testimonianza chiara di immagini che non lasciano altre interpretazioni.

Leo Messi fa…cose così: che ti stordiscono, per bellezza e immaginazione; abbacinanti, per tocco, classe, qualità ed esecuzione. Un po’ come ieri, al “Benito Villamarín di Siviglia contro il Betis, quando decide di beffare Pau López con un tocco mancino di prima soffice, dolce e perfetto, utile a sigillare la gara sull’1-4.

Tu quoque, Pajac: prima da titolare in serie A, primo gol. Contro chi lo scoprì

Giornata da prime volte per il croato dell’Empoli. Sinistro micidiale, Frosinone battuto 2-1. La sua gioia, la delusione dei suoi scopritori

Prima di tutto, la pronuncia. Pajac, con la c finale. Marko Pajac, 25 anni, croato, da non confondere con Marko Pjaca. Così vicini, così lontani: uno piange a Firenze per l’ennesimo infortunio al ginocchio, l’altro esulta per laprima volta in serie A. Un sinistro fulminante per il secondo gol dell’Empoli contro il Frosinone, quello decisivo – a conti fatti – per vincere uno scontro salvezza fondamentale.

Era al suo debutto da titolare in A. Mai nessuno gli aveva dato una maglia dal primo minuto. Lo ha fatto un allenatore che si trovava alle prese con una nuova prima volta. “Mister Andreazzoli è venuto da me prima della partita e mi ha chiesto se ero pronto”, racconta il croato nel dopo partita. Alla domanda del suo allenatore ha risposto con una prestazione di qualità e quantità. Interprete perfetto a sinistra di un 3-5-2 che Andreazzoli ha ereditato da Iachini e rielaborato. Non ha più Zajc per giocare il suo calcio. Quello con la “c” maiuscola, quello che in B ha dominato. Pajac in quella categoria era un baluardo. Punto di riferimento del Perugia per due stagioni, dopo essere stato lanciato a Benevento da…. Marco Baroni.

LA PRIMA VOLTA DI PAJAC. PROPRIO CONTRO…

Eh sì, tu quoque. Perché il primo a credere in lui era stato proprio l’attuale allenatore del Frosinone. Con lui aveva esordito in B e trovato il suo primo e ultimo gol italiano: Latina-Benevento 1-1, rete del pareggio. Era il 17 settembre del 2016. Due anni e mezzo dopo riecco il suo nome sul tabellino. Proprio contro il Frosinone di Baroni“Eh non mi ha detto niente. Non gli avrà fatto piacere…”. E non sarà stato contento neanche Stefano Capozucca, consulente di mercato dei ciociari. Fu lui a portarlo a Cagliari nell’estate del 2016, prima di girarlo a Benevento.

E anche a luglio si era parlato a lungo di un interesse del Frosinone per il croato. Sarebbe stato ideale nel 3-5-2 di Longo, è stato letale nella prima-bis di Andreazzoli.