Juventus, Dybala: “Ho avuto paura”

Paulo Dybala é stato uno dei tre calciatori della Juventus, insieme a Rugani e Matuidi, a risultare positivo a Covid-19, la pandemia che sta investendo il mondo. Il calciatore argentino si sta riprendendo dopo lo spavento iniziale e ha raccontato la sua disavventura ai microfoni di AFA Play, broadcast ufficiale della nazionale allenata da Scaloni: “Non nascondo di aver avuto tanta paura. Per fortuna adesso sto molto meglio”. Dybala poi ammette: “Volevo allenarmi ma dopo pochi minuti ero già senza fiato. Avevo tosse, debolezza e sentivo molto freddo. Così ho capito che c’era qualcosa che non andava nel mio corpo. Questo virus non è una cosa facile. Bisogna stare a casa, in Italia la situazione non è semplice ci sono stati parecchi morti”.

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L’ultima partita della Juventus é stata giocata contro l’Inter all’Allianz Stadium. Successo per 2-0 per la squadra di Sarri, con rete di Dybala, che ricorda: “Sono stati giorni di grande incertezza. Non sapevamo come muoverci, se creammo continuato a giocare o ci saremmo fermati”. I calciatori della Juventus sono  stati i primi in Italia ha trovare un accordo con la società bianconera sul taglio degli stipendi: “Chiellini é il nostro capitano e aveva parlato con il presidente facendoci capire che il club aveva bisogno di una mano visto lo stop del campionato e quindi è economico. C’erano opinioni diverse in squadra, ad alcuni calciatori mancava una partita per raggiungere un premio, sono questioni delicate. Non è facile trovarsi tutti d’accordo, ma alla fine abbiamo optato per il taglio degli stipendi. Abbiamo fatto la cosa più giusta”.

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Infine sulla Nazionale Argentina: “Nell’autunno 2015 ricordo la prima convocazione. Fu un’emozione incredibile. Mi dispiace per come sono andate le cose finora con la maglia della Nazionale. Mi sarebbe piaciuto dare di più per questa maglia. Probabilmente avrei dovuto spiegare meglio quella frase sulla mia difficoltà nel giocare con Messi. Era facile interpretarla male”.

AIC: “Calciatori concordi nel tutelare le posizioni delle categorie più in difficoltà”

L’emergenza coronavirus ha intaccato ogni strato sociale del paese, compreso sport ed economia. Pr questo in questi giorni tiene banco anche la questione legata al taglio degli stipendi dei calciatori, un’iniziativa presa già dalla Juventus e comunicata con una nota. 

A tal proposito l’AIC, Associazione italiana calciatori, ha diffuso una nota per analizzare largomento: “Nella giornata di oggi si è tenuta la settimanale riunione del direttivo dell’AIC e di seguito con i rappresentanti e capitani di serie A. Il momento è delicato e le recenti dichiarazioni del Ministro Spadafora lasciano presumere ancora qualche settimana di chiusura attività. 

“I calciatori sanno di dover svolgere la loro parte”

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Prosegue la nota: “In quest’ottica e alla luce dell’accordo tra i calciatori della Juventus e la società si è discusso della conclusione giocata dei campionati e delle eventuali tempistiche. Dalla serie A ai dilettanti l’auspicio è quello di, avendone le condizioni di sicurezza, poter portare a termine la stagione, fosse anche superando la data del 30 giugno.  

Le condizioni di ripresa dell’attività dovranno avvenire in condizioni di approfondito controllo medico e rispettando tutte le indicazioni che verranno fornite dai medici e dalla FMSI. Nella purtroppo malaugurata ipotesi di chiusura anticipata della stagione lo scenario ci vedrà senz’altro partecipi della situazione e per questo i calciatori sanno di dover svolgere la loro parte. In questo senso è stata evidenziata come nelle diverse categorie siano diverse le esigenze ma si è stati tutti concordi nell’obiettivo di tutelare le posizioni delle categorie più in difficoltà.  

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“Il mondo dilettante, il calcio femminile e i redditi più bassi delle categorie professionistiche dovranno essere tutelati, anche attraverso il ricorso a risorse interne al mondo del calcio e aiuti che dovessero venire dal sistema mutualistico generale. La costituzione di un fondo assistenziale destinato al sostentamento di queste situazioni di precarietà dovrà coinvolgere tutte le parti in causa. I calciatori sono già sintonizzati su questo ma ad oggi non si è avuto ancora contezza di quale sia la parte che vorranno e dovranno fare le altre componenti del movimento.  

Figc, Leghe, organizzazioni internazionali, quale sarà il loro apporto a questo scopo? Sarà uno degli argomenti sui tavoli di discussione che si stanno portando avanti ormai da qualche settimana e che dovranno avere come primo obbiettivo fare squadra, ognuno per la sua parte”, conclude la nota.  

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Benzema e il paragone con Giroud: “Io sono una Formula 1, lui un kart”

Una diretta Instagram con gli amici per fare due chiacchiere e trascorrere il tempo durante la quarantena. Calcio fermo anche in Spagna causa emergenza Coronavirus ed ecco allora che Karim Benzema, attaccante del Real Madrid, ha deciso di passare qualche ora sui social.

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E proprio durante una diretta Instagram, l’attaccante del Real Madrid ha risposto così alla domanda in merito a un paragone con Giroud, attaccante del Chelsea che lo scorso inverno è stato molto vicino all’Inter (su di lui poi anche la Lazio): “Un paragone con Giroud? Non confondiamo la Formula 1 con il kart. E io sono la Formula 1”, le sue parole.

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“Voglio tornare a Bergamo, qui a New York sottovalutano la situazione”: le parole di Maxi Morález

C’è un filo conduttore che lega l’Italia e gli Stati Uniti, in particolare Bergamo e New York. Le due città più colpite delle rispettive nazioni dal Coronavirus. Due luoghi che Maxi Morález conosce bene, dopo le quattro stagioni e mezzo con la maglia dell’Atalanta e le tre con con quella del New York City, dove gioca tuttora.

Sono chiuso in casa da 15 giorni con la famiglia. Non è come l’Italia, ma ormai qua ci sono più persone al mondo infettate. È stato un po’ sottovalutato qui questo problema. Magari hanno pensato che non sarebbe potuto accadere come in Italia e Spagna. Non sono state prese subito le misure necessarie, ma dopo che qualcuno viene contagiato diventa difficile fermare questo virus. Per fortuna non ci sono tanti morti, ma ogni giorno qua ci sono 1000 contagiati in più. Questo fa paura”, racconta l’argentino ai microfoni di gianlucadimarzio.com, che ormai da due settimane ha smesso di allenarsi con il gruppo dopo l’interruzione della MLS.

Siamo stati il primo club ad avere un contagiato negli Stati Uniti. Non ci è stato detto chi è il membro della squadra ad essere risultato positivo però ci hanno detto di restare per precauzione in casa. Quando si è saputa la notizia ero un po’ preoccupato, ma il dottore ci ha detto che senza sintomi non può essere fatto il test. Per fortuna né io né la mia famiglia ne abbiamo avuti, per cui non ce n’è stato bisogno”.

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Gli Stati Uniti hanno superato quota 100mila contagiati da qualche giorno. Il governo non ha ancora indetto la quarantena obbligatoria ma per le strade inizia ad esserci meno gente del solito per paura che la situazione possa precipitare.Non ci sono restrizioni come in Italia. In giro tuttavia si vede ancora gente fuori con il cane, che va a correre o che fa una passeggiata con il proprio marito. Sono rimaste un paio di attività aperte come alcuni ristoranti, banche, farmacie. Al supermercato la gente va senza guanti e senza mascherina. Per quanto riguarda la mia famiglia, noi facciamo la spesa ogni 3 o 4 giorni, ma esce una sola persona e cerchiamo di restare in casa il resto del tempo”.

Tra quelle quattro mura Maxi di certo non si annoia.“Vivo con mia moglie e i miei due bambini che sono piccoli. Loro vogliono giocare sempre. Per fortuna ho il giardino, così possono stare lì quando è bel tempo. Approfitto di questo momento per stare insieme a loro e per fare qualche allenamento in casa con mia moglie. Proviamo a divertirci così perché non possiamo fare molto altro. Non guardo film o serie perché di solito in tv ci sono i cartoni: devo fare quello che vogliono loro”.

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FISICAMENTE A NEW YORK MA CON LA TESTA ALTROVE

Il cuore del Frasquito però è diviso in due. Una parte batte per la sua Fray Luis Beltrán, cittadina nella provincia di Sante Fe, che ha lasciato a 13 anni per trasferirsi a Buenos Aires per giocare nel Racing, ma dove ancora vivono i suoi genitori. “Mia mamma ha avuto il cancro e dopo la chemioterapia magari adesso è un po’ più debole. Per fortuna mio padre è ancora giovane. Loro comunque sanno cosa fare e stanno sempre in casa. In Argentina hanno fatto la quarantena obbligatoria. Sono stati bravi a chiudere tutto, anche se ci sono tante persone che fanno quel che vogliono. Quelli ci sono ovunque…”.

L’altra metà invece batte per quella che è stata a tutti gli effetti la sua seconda casa, Bergamo“Ho tanti amici lì. Ieri mi hanno dato la notizia che è morto l’ex marito della ragazza che conoscevamo. Quando succedono queste cose è brutto perché sai che la gente sta soffrendo troppo. L’unica cosa che dobbiamo fare è restare in casa”, racconta Maxi mentre la telefonata viene interrotta dalle voci dei suoi figli che a quanto pare hanno finito di vedere i cartoni animati  e provano a riportare un po’ di vivacità anche sul suo volto “Scusami ma mi ero anche messo in camera da letto per cercare di non essere disturbato, perché quando mi vedono poi succede questo” (ride ndr).

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IL LEGAME CON BERGAMO E LA SUA GENTE

Mentre tutto il mondo dello sport si è fermato, i tifosi nerazzurri hanno fatto capire a Percassi che per loro non ha più senso continuare la stagione, nonostante i risultati della squadra di Gasperini.“Credo che in questo momento le persone che comandano dovrebbero avere un po’ di buon senso. Non c’è stata una bomba in un paese, ma un virus in tutto il mondo e non c’era bisogno che morisse tutta questa gente. Il calcio muove troppi soldi, per questo credo che sia difficile che non si riprenda a giocare. Noi stiamo aspettando che ci dicono qualcosa per sapere cosa fare. Se io potessi tornare in Argentina lo farei, invece di stare lontano dalla mia famiglia in un paese che non so come si muoverà. Se non si giocasse più per quest’anno forse sarebbe la cosa migliore”.

Uno stop necessario, in un momento dove al primo posto viene la salute delle persone. Un periodo per riflettere, ma che non cancella quanto fatto dalla Dea in questa stagione e negli ultimi anni. Sono stato a vedere l’Atalanta contro il Manchester City qualche mese fa perché ero a Milano in vacanza. È stata una gioia incredibile vederla pareggiare contro una squadra così forte. Credo che neanche loro ci credessero, ma è stato il punto di partenza per arrivare dove è oggi”.

 In quell’occasione tra l’altro ha avuto modo di riabbracciare anche due vecchi amici come Otamendi, ex compagno al Vélez, e Agüero, con il quale aveva giocato da giovane in nazionale. E pensare che al Mondiale U20 venne premiato come secondo miglior giocatore proprio dietro al Kun. “Ho salutato entrambi dopo la partita. Con Nico ho un po’ più di confidenza. Sempre un piacere vederli”.

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Dal 2017 quando ha lasciato i messicani del Léon, negli States ha segnato 20 reti e ha fornito 45 assist. Numeri che lo hanno reso il miglior assistman del campionato e che gli hanno permesso di rinnovare il contratto fino al 2021. Ma non hai la sensazione di aver lasciato troppo presto l’Europa? “Sono scelte che uno prende e che deve valutare in quel momento. L’Atalanta prima che andassi a giocare in Messico, mi stava per vendere in due occasioni ma io non ho voluto. La terza volta non ho potuto rifiutare ma ero felice della decisione presa.

A Bergamo sono stati 4 anni e mezzo bellissimi: ci è nato mio figlio e rimangono quei momenti belli che ho vissuto lì. Per me quella città rappresenta tutto, non solo calcio. Oggi l’idea che abbiamo in famiglia è che quando smetterò di giocare, torneremo a Bergamo per vivere lì. Quando in una città ti trovi così, con la gente che ti accoglie bene sin dal primo giorno, sono cose che ti segnano per sempre”.

Bayern Monaco: Interrotte le trattative di acquisti

Karl Heinze Rummenigge ha spiegato come cambierà il calciomercato. Il dirigente tedesco del Bayern Monaco ha parlato ai microfoni di TMZ, partendo da come cambia il mercato per il club bavarese e non solo:“Nessuno oggi sa esattamente come la crisi cambierà il calcio nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Per questo motivo abbiamo deciso di interrompere tutti i discorsi per i nuovi possibili acquisti. Ma posso già prevedere oggi che gli ingaggi dei giocatori e le cifre dei trasferimenti verranno rivalutati dai club in Europa”. 

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Rummenigge ha anche spiegato che le uniche trattative in corso sono con i giocatori con i contratti in scadenza tra un anno, nel 2021: “Vorrei inoltre enfatizzare il fatto che attualmente stiamo solamente parlando con i giocatori con i contratti in scadenza nel 2021. Come Manuel Neuer, Thomas Müller, Thiago, David Alaba”. 

“SPERO CHE I GIOCATORI SI TASSINO DA SOLI PER DARE UNA MANO” : ECCO LE PAROLE DI TARDELLI

L’ex centrocampista si è raccontato ai colleghi di SoloLaLazio

I giocatori di calcio, grazie alle loro performance, molto spesso vengono paragonati ad alcune tele di pittori famosi, e proprio grazie al suo talento Marco Tardelli rientra di diritto tra questi.

Il suo gol nella finale del Mondiale nel 82′, seguito da quel grido di gioia al cielo, è stato paragonato da molti a L’Urlo di Munch: due forme d’arte così diverse tra loro, ma capaci di suscitare profonde emozioni.

In questi giorni difficili per il nostro Paese, l’ex centrocampista è intervenuto ai microfoni dei colleghi di SololaLazio.it: di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.

Come sta vivendo questo periodo Marco Tardelli?
«Come la gran parte degli italiani: a casa, leggendo molto, chiamando qualche amico. La classica routine di una persona in quarantena».

Nessuno poteva aspettarsi una pandemia a livello globale…
«Nessuno poteva aspettarselo, però il Governo italiano ha risposto subito presente facendo, a mio avviso, anche un buonissimo lavoro, a differenza di altre nazioni. Molti stati, da qualche settimana, ci stanno prendendo da esempio, soprattutto in campo sanitario».

Secondo lei, visto il volere di molti club, il campionato di Serie A finirà così?
«Non sono un virologo e non faccio parte del Governo, perciò non saprei dire. Dobbiamo stare al loro volere. Il calcio e lo sport in questo momento vengono dopo rispetto all’emergenza che stiamo vivendo. La Lega di Serie A, tra un po’ di tempo e con lucidità, potrà prendere una decisione sul campionato in corso».

Il mondo del calcio deve dare un contributo in questo momento…
«Molte squadre e molti calciatori già si sono messi a disposizione. Adesso la cosa che conta maggiormente è dare una mano alla sanità e a tutte le categorie che ne hanno bisogno, come gli operai e i pensionati. Tutti noi dobbiamo fare qualcosa d’importante: mi auguro che i calciatori si possano autotassare, tramite decurtazione dello stipendio, in modo da dare una mano sostanziale alla nostra Italia. Ovviamente non solo loro dovrebbero fare un gesto simile, anche le banche, i grandi manager e le multinazionali dovrebbero dare un contributo in questo momento così difficile».

Juventus e Inter potevano, in questo momento, risparmiarsi di dare il “rompete le righe” a quasi tutti i tesserati?
«Bisognerebbe capire i motivi e poi giudicare se queste partenze siano legittimate o meno. Nel caso di Higuain, con la mamma malata di cancro, credo che sia giusto poter dare la possibilità al ragazzo di passare del tempo con la sua famiglia. Dico sempre che bisognerebbe stare tutti insieme, calciatori compresi sia quando le cose vanno bene sia quando le cose non vanno bene. Però non so quali accordi ci siano tra le società e i tesserati».

Magari qualcuno ha già deciso che il campionato non riprenderà…
«Forse la questione è proprio questa: alcuni club pensano che la stagione non verrà più ripresa e accordano determinati permessi ai propri tesserati. In questo momento nessuno può sapere cosa potrà accadere da oggi a due settimane. Mi piacerebbe che il campionato finisse in questo modo, senza play-off e play-out; perlomeno la mia idea di calcio mi fa rispondere così, ma ripeto nessuno può sapere cosa succederà».

In un momento in cui bisognerebbe restare uniti, alcuni club hanno alimentato polemiche…
«Forse qualche polemica sarebbe stata meglio evitarla in un momento delicato come questo».

ATALANTA: I CONTI TORNANO ECCOME!

Il confronto tra bilanci tra club di serie A evidenzia impietosamente lo squilibrio fra costi e ricavi. All’Atalanta, tra utile e plusvalenze, si ride

Utile netto sopra i 50 milioni, plusvalenze seconde solo al Napoli, conti a posto. All’Atalanta tornano eccome. A differenza del sistema in cui è inserita, una serie A in rosso di 300 milioni, coi cordoni della borsa allargati dai diritti televisivi: l’analisi dei bilanci odierna della Gazzetta dello Sport mette a nudo i mali del calcio italiano, ovvero le spese pazze. Lo stop prolungato per Coronavirus, mettendo la cassa in crisi, rischia di provocare una disastrosa crisi di liquidità.

ATALANTA, CONTI A POSTO. La costante nerazzurra sono le plusvalenze. 300 mila euro nel 2016, 26,7 milioni nel 2017, 24 milioni nel 2018 e segno più sicuro anche per l’esercizio al 31 dicembre 2019 ancora da approvare. Fra le entrate, però, ci sono anche prestiti, valorizzazioni e premi per un totale di 69 milioni del fatturato solo da calciomercato. Gianluca Mancini e Dejan Kulusevski assicurano il sesto bilancio in attivo complici gli affari a tavolino. I premi Champions faranno il resto, ma Bergamo è un’isola felice che investe anziché accumulare e basta: vedi rafforzamento della rosa, con 60 milioni per Ruslan Malinovskyi, Luis Muriel e Duvan Zapata (riscattato a gennaio) e altrettanti per le strutture, fra Zingonia (20) e stadio (40).

SERIE A, NON TI SORRIDONO I CONTI. Il fatturato della serie A, al contrario, è complessivamente messo in crisi dalle spese pazze. 2,722 miliardi (+ 0,3) a fronte di 3,548, mezzo in più a tutto il 2019 rispetto alla stagione precedente. La perdita aggregata sale a 292 milioni rispetto agli 88 del 2017-2018. I debiti sono a quota 2,482 miliardi, saliti di 300 milioni. 1,5 è verso gli istituti di factoring, che versano gli anticipi dei proventi televisivi, messi a rischio dallo stop forzato.

SERIE A: DIRITTI TV, CORDONI ALLARGATI. Sono proprio i diritti di trasmissione delle partite ad aver indotto le società a spendere e spandere. Passati da 1,3 a 1,44 miliardi, mentre gli incassi al botteghino non arrivano a 300 milioni. Una voce d’entrata che induce ad aumentare gli stipendi di giocatori e personale: da 1,482 miliardi del 2018 a 1,756 del 2019. La toppa al buco sono le plusvalenze, 727 milioni e stabili. Indebitamento specie da factoring e scarsi capitali propri sono mali cui la pandemia rischia di aggiungersi da colpo di grazia.

GIROUD, NON ARRIVA IL RINNOVO: INTER E LAZIO PRONTE

INTER GIROUD AGGIORNAMENTO/ Dopo il tira e molla di questo inverno, l’attaccante Olivier Giroud è rimasto al Chelsea dopo essere stato accostato spesso all’Inter e soprattutto dopo che le voci di mercato, davano come già fatto il suo trasferimento a Milano. Dalle ultime notizie sembra che il calciatore francese, abbia rifiutato la proposta di rinnovo da parte del club inglese e quindi questa estate, potrebbe essere la volta buona per l’approdo del calciatore alla corte di Antonio Conte, che finalmente avrà il vice Lukaku, che chiedeva dallo scorso mercato.

IMMOBILE NON SI TOCCA: NAPOLI ALLONTANATO DAL CENTRALE BIANCO-CELESTE

ROMA – Nel silenzio, un sibilo. Un po’ fastidioso per i tifosi della Lazio, soprattutto in un momento del genere, abbastanza normale però quando il calcio giocato non c’è e a prendere la parola sono i procuratori. “Immobile? Non è facile parlare di mercato ora, ma non c’è dubbio che piaccia al Napoli o ad altri club. Se qualcuno lo vuole dovrà bussare a Formello e chiedere a Lotito. Una cifra? Se per Milik, che è in scadenza chiedono 40, quanto potrà mai valere uno come Ciro? ”, Le parole di Moggi jr, il responsabile del bomber biancoceleste all’emittente Radio Kiss Kiss, una delle voci ufficiali della società partenopea. Frasi che, in un periodo così delicato e surreale, lasciano un po ‘il tempo che trovano, ma che fanno ugualmente riflettere se arrivano da una bocca molto vicina al giocatore. Immobile, reduce da una stagione incredibile fino allo stop del campionato a causa del convocazione-19 con trenta reti in trentatré partite di campionato, ha un contratto fino al 2023 con uno stipendio vicino ai tre milioni di base fisso più diversi bonus collegati ai gol. Tanto che con quanto fatto fino ad ora in questa stagione il suo ingaggio sfiora addirittura i cinque milioni. Non pochi, nemmeno per il Napoli.

IN BIANCOCELESTE
Per De Laurentiis, Immobile rappresenta uno dei rammarichi più grandi, visto che nell’estate del 2016 alla fine dell’Europeo, dopo averlo corteggiato per settimane, alla fine lo scartò per ingaggiare Milik. Mai il patron del Napoli avrebbe pensato che in quattro anni di Lazio il centravanti potesse segnare 116 reti in 167 partite. Per Lotito, invece, Ciro è uno dei fiori all’occhiello della squadra, tanto che negli ultimi due anni ha respinto le proposte del Milan, dell’Inter, ma anche una sontuosa dalla Cina di quasi 80 milioni. Improbabile, quando un giorno tutto tornerà normale, che il numero uno biancoceleste possa mettersi a tavolino per trattare una sua eventuale cessione. In più c’è lo stesso Immobile che, proprio qualche giorno fa su Instagram, chiacchierando con i tifosi, ha assicurato che il suo obiettivo è chiudere la “carriera con la maglia della Lazio”. Un piccolo segnale sono pure in quasi 4 milioni di euro per l’acquisto della nuova casa nella capitale vicino allo stadio Olimpico. Nel calcio, poi, non si sa mai, come è altrettanto verosimile che le parole di Moggi Jr nascondano un tentativo di rinegoziare il contratto del giocatore. Lotito però al momento, oltre che sulla battaglia in Lega, lavora sui rinnovi di Luis Alberto (vicino), Luiz Felipe e Strakosha.

PROBABILI CAMBIAMENTI IN CASA PARTENOPEA: FINITA PER KOULIBALY E ALLAN?

Napoli, 23 marzo 2020 – In un’estate che potrebbe essere ricca di calcio giocato, Aurelio De Laurentiis non perde di vista il mercato e in particolare la rivoluzione che aveva pianificato da tempo per il suo Napoli: se il futuro di tanti big della rosa è incerto, quello dell’allenatore è saldamente all’ombra del Vesuvio.

I PARTENTI – Anche se il destino della stagione è appeso a un filo e se i mesi effettivi di gioco a sua disposizione sono stati pochi, Gennaro Gattuso ha convinto e non solo resterà il tecnico azzurro anche nella prossima annata, ma potrebbe farlo addirittura fino al 2023: è ciò che le parti si sono dette lo scorso 6 marzo, quando gli incontri faccia a faccia erano ancora possibili, verrebbe da dire. Per il nero su bianco serviranno tempi migliori in ogni senso ma, salvo clamorosi e improbabili colpi di scena, sarà ancora Ringhio a guidare una squadra che invece a breve potrebbe salutare diversi senatori. Il nome più in bilico e per certi versi quasi certo di lasciare il capoluogo campano è quello di Kalidou Koulibaly, conteso tra Paris Saint-Germain e Manchester United, con il club francese attualmente in vantaggio. Gli inglesi però non demordono e sono pronti ad alzare la propria offerta specialmente qualora il futuro di Chris Smalling fosse ancora a Roma. Potrebbe proseguire in Italia anche la carriera di Allan, già finito in orbita Inter a gennaio: a testimoniarlo è lo scambio imbastito ma non andato in porto tra il cartellino del brasiliano e quello di Matias Vecino che comunque difficilmente verrà riproposto in estate. Proprio la scorsa stagione calda sbarcarono all’ombra del Vesuvio Fernando Llorente e Hirving Lozano: anagrafe diversa, così come le aspettative riposte su di loro da parte dei tifosi, ma il flop è stato il medesimo al punto che soffiano sempre più forti i venti d’addio. Discorso analogo per la meteora Amin Younes e invece per l’ormai quasi ex colonna José Maria Callejon, col quale il dialogo per rinnovare il contratto è fermo da mesi.

CAPITANO IN BILICO – Poi c’è il caso Lorenzo Insigne: con l’arrivo di Gattuso il capitano è tornato al centro del progetto in campo e fuori, ma le ruggini con De Laurentiis sono frequenti e dietro l’angolo anche dopo periodi di tregua come quello in corso. L’impressione è che il folletto di Frattamaggiore non sia stato messo ufficialmente sul mercato ma, nello stesso tempo, verranno ascoltate eventuali offerte degne di sancire l’addio proprio adesso che i malumori sembrano alle spalle.